Brevivet cresce con i pellegrini

03/04/2002





Brevivet cresce con i pellegrini

Martino Cavalli

MILANO – A Brescia, dove cattolicesimo ed etica del capitalismo vanno a braccetto, il turismo religioso è anche business, il pellegrinaggio spirituale è anche un itinerario di viaggio. E così impegno cristiano e svago trovano la loro sintesi in un tour operator, la Brevivet srl, che muove centomila persone all’anno con un fatturato di svariate decine di milioni di euro. Brevivet è un gruppo nato due anni fa dall’integrazione di due aziende: la Brevitours, della Diocesi di Brescia, e la Ivet (Istituto Viaggi e Turismo) della Compagnia di San Paolo. La prima opera attraverso il Cipp, Centro italiano promozione pellegrinaggi. Il suo motto è «il pellegrino non è un viaggiatore di serie B»; per questo spinge sulla formazione professionale dei suoi dipendenti "turistici", ai quali si affiancano accompagnatori laici e assistenti spirituali di supporto al pellegrino. La seconda lavora invece con i Pellegrinaggi Paolini, ma nella seconda metà degli anni Novanta viene travolta dal fallimento della Tea, l’ambizioso progetto di una compagnia aerea voluta dalla Compagnia di San Paolo, schiacciata da oltre 200 miliardi di debiti e costretta a portare i libri in Tribunale nel ’95. Due anni dopo prende forma l’accordo tra Brevitours e Ivet che porta nel 2000 alla fusione, con la nascita di Brevivet. Il tour operator – leader del mercato di riferimento davanti all’Opera romana pellegrinaggi del Vicariato di Roma – parte subito con una soddisfacente integrazione verticale, grazie al controllo diretto di 8 agenzie di viaggio (non monoprodotto) e una piccola partecipazione (meno dell’1%) nel capitale di Volare Airlines, che fornisce buona parte dell’offerta di charter. Nel suo primo anno di vita il nuovo gruppo realizza un fatturato di 115 miliardi di lire con 100mila persone trasportate. Lourdes è la metà più gettonata, con 30mila passeggeri, Fatima ne raccoglie 7mila, altri pellegrinaggi in Italia e all’estero totalizzano 27mila clienti. Tra le destinazioni, Loreto, Assisi, San Giovanni Rotondo, Czestochowa e Santiago de Compostela, ma anche itinerari ecumenici in Romania, Russia, Grecia. Ma a fianco della programmazione più strettamente legata al turismo religioso, inizia a farsi strada un filone generalista, da tour operator classico, con 7mila passeggeri. Nel catalogo convivono breve e lungo raggio, con Toscana, Sicilia e Campania, passando per le più classiche destinazioni europee, come Parigi o i Castelli della Loira, ma anche Cina, Australia, Canada. E poi c’è anche un club, con tanto di fidelity card. Nel 2001 il fatturato ha subito una forte flessione (i dati ufficiali non sono ancora disponibili, ma si parla di circa 75 miliardi di lire, con l’esclusione del fatturato delle agenzie di viaggio) a causa della generale contrazione del turismo negli ultimi quattro mesi, ma soprattutto del vero e proprio blocco delle partenze per una delle destinazioni più importanti, la Terra Santa, oggetto ormai quotidiano di attacchi terroristici. «Dai numeri del 2000 siamo passati a poche centinaia, solo a livello di pura testimonianza e di piccoli gruppi precostituiti che sono comunque voluti essere presenti in Terra Santa», dichiara Riccardo Bertoli, segretario generale del gruppo Brevivet. Su un totale di circa 75mila persone trasportate l’anno scorso, Lourdes ha comunque confermato i 30mila passeggeri, seguito da Fatima (10mila) e Turchia (2mila). In buona ascesa il segmento del turismo in senso stretto, a quota 10mila persone (dal 7% dell’anno precedente a oltre il 13% del totale). «Abbiamo una clientela sempre più numerosa – spiegano al quartier generale di Brescia – che ci chiede di poter fare con noi mete che normalmente fanno con altri tour operator, proprio per quell’attenzione alla qualità e ai servizi che abbiamo messo nella programmazione religiosa». Dopo tutto, «il turista e il pellegrino sono due viaggiatori completamente diversi, ma sono entrambe persone che cercano serenità».

Mercoledí 03 Aprile 2002