Brescia, l’odissea delle colf che viaggiano sotto i treni

21/01/2002


DOMENICA, 20 GENNAIO 2002
 
Pagina 10 – Interni
 
IL CASO
 
Arrivano dall’ex Urss per assistere famiglie e anziani. In un parco il dominio dei nuovi "caporali"
 
Brescia, l’odissea delle colf che viaggiano sotto i treni
 
 
 
 
DAL NOSTRO INVIATO

BRESCIA — Le natiche scorticate dalle rotaie del treno, la gamba destra e il piede maciullati da dodici ore di gelo, appiattita tra i vagoni. È la prima foto che le hanno scattato in Italia, non proprio quella che si immaginava. «Imaginarìe», immaginazione, no no, mormora, appena uscita dall’ospedale civile di Brescia dove invece è rimasta ancora una delle sue compagne di esodo, la più grave.
E ora che anche lei, Anna, 37 anni, 3 figli lasciati a Chisinau il 2 di dicembre, una domenica, ora che può mettersi addosso di nuovo il suo cappottone grigio, la prima meta è il "parco russo". Sotto questi tigli, 5 mila tra colf e "badanti" cui è affidata la cura degli anziani, clandestine partite da Ucraina, Moldavia, Polonia, Russia e Romania e impiegate nella ricca e longeva Brescia e nelle valli, sono passate per offrire le loro braccia. Anna e quattro amiche hanno pagato 3.700 dollari per un viaggio nell’inferno, "appese" sotto i vagoni del treno nella tratta BudapestVienna, riscattate da Walter Bartoli da Castenedolo che la "storiaccia" l’ha raccontata anche in tv. Attratte dal lavoro certo di colf nel nordest d’Italia.
A collocarle, anche per loro, ci penseranno gli "intermediari": connazionali che si sono messe nel business, false coop di servizi, agenzie di cercatrova lavoro specializzate in clandestini: un milione, un milione e mezzo all’intermediario. Prendere o lasciare. Copia dell’agghiacciante foto di Anna, e altri scatti dell’ultimo drappello di donne dell’Est approdate a Brescia, sono state acquisite agli atti nell’inchiesta aperta dal sostituto procuratore Antonio Chiappani. Anna, che si porta dietro la sua foto, tornerà presto alla normalità, assicura Bartoli.
La normalità è la "cassa noastre" dei giardini di via dei Mille, per dirla in moldavo; "Gorkij park" per le russe; il giardino dei 132 tigli contati dalle ucraine le quali si incontrano sotto il 32° venendo da piazza Garibaldi. Sono le clandestine meno clandestine d’Italia, collocamento "en plein air", ai cui sportelli vengono direttamente i bresciani meno diffidenti o stretti dal bisogno di avere qualcuno che accudisca un vecchio genitore (a Brescia il 33% della popolazione è anziana), un disabile o un malato. Domanda e offerta si incontrano, foraggiando intermediari, talvolta per un lavoro di un giorno, due.
Loro, le "badanti" cresciute nella grande madre Urss — età media 4050 anni — alla manifestazione di Roma per rivendicare i diritti degli immigrati, neppure lontanamente hanno pensato di venire: tutte lavoro (anche 24 ore su 24 per sei giorni), desiderio di guadagnare (qui, salari più alti rispetto al centrosud, tra i 779 e i 900 euro) e debito da riscattare (2.500 dollari costa il "pacchetto espatrio"). Axana da Hmelniki, Maria da Liopoli, Nathalie da Kiev, Nina ex regista, Lidia insegnante di russo, in questi ultimi giorni presidiano i giardini da mane a sera. Perché sono rimaste senza lavoro. Nathalie: «Dopo i funerali della signora, mi hanno messo fuori di casa». Nina: «Prima lavoravo in Calabria ma voglio guadagnare di più». Di più, più soldi, per i figli all’università, per la casa, per cancellare l’incubo di mangiare solo patate e cetrioli. VeraViorika Asevski, traduttrice moldava, 1 metro e 56 di vivacità per 55 anni di esperienza, con regolare permesso di soggiorno e appena sposa di un bresciano «tanto, tanto bravo», racconta la sua buona fortuna. Cominciata recitando in chiesa un Padre Nostro, chiedendo aiuto al cielo per sfamarsi e incontrando proprio là, la sua datrice di lavoro. Lei ogni sabato, e anche ieri, insieme a migliaia di colf e "badanti" trascinano pacchi da spedire in patria caricati su una decina di pullmini fermi lungo il "parco russo".
(g.c.)