Brescia, cariche contro i migranti I sei sulla gru in sciopero della sete

09/11/2010

Arun, Jimi, Rachid, Sajad, Singh e Papa, adesso rifiutano anche l’acqua e il cibo. È il loro undicesimo giorno a 35 metri d’altezza, su una gru del cantiere della metropolitana di Brescia, in pieno centro, in piazza Cesare Battisti. Protestano per quel permesso di soggiorno che non hanno ancora ottenuto, nonostante avessero i requisiti richiesti dalla sanatoria del 2009 che permetteva di mettere in regola colf e badanti clandestini. Sono il simbolo del popolo migrante che si dice «traffuato» dalle leggi del governo. Dopo di loro, anche a Milano cinque migranti si sono arrampicati su una ciminiera per rivendicare gli stessi diritti.
LE CARICHE Ieri all’alba polizia e carabinieri hanno sgomberato con due cariche il presidio che da giorni li seguiva. Un tentativo messo in atto per permettere ai pompieri di piazzare delle reti di sicurezza sotto la gru (?), ma che ha avuto come unico effetto quello di spostare di un centinaio di metri i manifestanti: da piazza Battisti a via San Faustino. Con le cariche, la seconda intorno alle dieci e mezza, 24 persone sono state accompagnate in questura. Sei, due immigrati e quattro italiani, sono stati arrestati: cinque per resistenza a pubblico ufficiale e uno per non non aver rispettato l’ordine di espulsione dall’Italia (Bossi-Fini). Per dodici migranti è scattato il decreto di espulsione e alcuni sono già stati accompagnati nei Cie di via Corelli a Milano e Brunelleschi a Torino. Dodici italiani invece sono stati denunciati a piede libero per manifestazione non autorizzata e resistenza a pubblico ufficiale. Tra questi, Umberto Gobbi, presidente dell’associazione “Diritti per tutti”, che segue la protesta dei sei dall’inizio. A carico di Gobbi da ieri pende una denuncia per istigazione alla disobbedienza delle leggi. I processi per direttissima potrebbero partire già oggi. Tra la folla si incontra anche chi èsfuggito all’arresto ma porta sul corpo i segni delle manganellate. Come Hammed, 26 anni egiziano, da sei anni a Brescia. Alza la camicia per mostrare i lividi. Dice che non andrà in ospedale perché ha paura che il medico lo denunci: è senza permesso di soggiorno, nonostante i sei anni in ditta come saldatore. L’escamotage per uscire dal nero e dalla clandestinità era – purtroppo, anche per lui – quella sanatoria per colf e badanti. Hammed racconta di aver incontrato al bar un italiano che si è offerto di denunciarlo come suo badante. In cambio, però, ha dovuto sborsare cinquemila euro. «Poi siamo andati alla Posta – dice il 26enne – e ho pagato 500euro per aprire la pratica. Poi duecento euro per l’iscrizione al sindacato. Infine i contributi: trecento euro ogni tre mesi, da un anno». Soldi sudati, che Hammed non vedrà più: «Mi hanno fermato una volta senza documenti e hanno bloccato tutto. A questo punto – continua – se mi dessero i soldi indietro tornerei in Egitto, tanto qui non c’è più lavoro». Questo ragazzo è l’immagine di un mondo: nelle quasi 300mila richieste di regolarizzazione presentate l’anno scorso ci sono molte storie come la sua. Molti o molte colf e badanti che in realtà fanno un altro lavoro, truffati dagli italiani che si sono fatti pagare per metterli in regola, salvo poi sparire e non presentarsi alla convocazione della Prefettura. Altri invece sono rimasti fregati dalla «circolare Manganelli»: spiega il segretario della Camera del Lavoro di Brescia, Damiano Galletti: «Sono migranti la cui regolarizzazione è stata bloccata perché sono stati fermati dalla polizia e trovati senza permesso di soggiorno ». È quello che è accaduto ai sei sulla gru. Loro però sono ostinati e giurano di voler andare avanti fino a quando otterranno i documenti che aspettano. Ieri il prefetto Narcisa Brassesco Pace ha incontrato i sindacati, il Pd e l’Idv, e ha ribadito il suo «no» a qualsiasia regolarizzazione «fuori dalle norme ». La Cgil nazionale ha chiesto l’intervento del ministro Maroni, mentre le associazioni e i migranti continuano a protestare. A Brescia ma anche a Milano.