Brescia: Auchan-Sindacati ai ferri corti

20/03/2002

Giornale di Brescia
Martedì 19 marzo 2002




 ECONOMIA E FINANZA
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Dopo il licenziamento di una dipendente perchè non più in grado di stare alle casse

Auchan-Sindacati ai ferri corti
     BRESCIA – Si surriscalda il clima fra Cgil-Cisl-Uil e il gruppo Rinascente-Auchan. Motivo del contendere la decisione dell’azienda di licenziare una dipendente part-time, in azienda dal ’96, perchè inidonea al lavoro. La vicenda è stata riassunta ieri alla stampa dai segretari generali di Filcams-Cgil (Pier Luigi Cetti), Fiscascat (Oscar Turati) e Uiltucs (Roberto Maestrelli). Tutto pare prenda inizio da quando (1998) alla Auchan di Roncadelle parte il nuovo sistema di imbustamento: non più fatto dai clienti ma dalla stessa cassiera. La dipendente, qualche tempo fa, manifesta problemi alle mani e alle braccia. Il sindacato chiede l’intervento del medico del lavoro che dichiara la nostra cassiera inidonea a svolgere quelle mansioni, e l’Asl – con tre referti, dicono al sindacato – conferma l’idoneità a stare alle casse anche se dichiara la lavoratrice idonea a svolgere altre mansioni ausiliarie alla vendita, quali, ad esempio, la prezzatura, la marcatura, la segnalazione scoperti ai banchi. Si arriva – per seguire la cronistoria così come illustrata ieri in conferenza stampa – al marzo dello scorso anno con una nuova visita da parte del medico che conferma la non idoneità della involontaria protagonista della nostra storia a stare alle casse. A quel punto Auchan sospende dal servizio la cassiera mantenendole lo stipendio. Stipendio che viene erogato fino ai primi di febbraio mentre l’8 di marzo arriva la lettera di licenziamento. E qui interviene il sindacato che dichiara «discriminatorio» il licenziamento, accusando Auchan di insensibilità e arroganza: «È singolare che in una struttura che ha quattrocento addetti non si possa individuare un settore nel quale la cassiera possa lavorare: vi sono decine di mansioni che potrebbe fare. E invece si è scelto lo scontro, forse perchè – dicono sempre Cetti, Turati e Maestrelli – in Auchan almeno altre 19 dipendenti alle casse hanno manifestato gli stessi disturbi. Il messaggio – a detta del sindacato – è rivolto in questa direzione affinchè nessun’altra pensi di chiedere trasferimenti». Ed è quindi per difendere in primis la cassiera licenziata, oltre che per segnare un discrimine nei confronti di altre possibili analoghe vicende, che il sindacato tutelerà la lavoratrice davanti al giudice. Il gruppo Rinascente-Auchan, da parte sua, respinge gli addebiti di discriminazioni: «Abbiamo fatto il possibile per consentire alla cassiera di tornare a fare la propria mansione pagandole per 10 mesi lo stipendio e senza chiederle la presenza. In questo periodo la malattia non è in alcun modo migliorata visto che il medico, ancora una volta, ha stabilito la inidoneità a quel posto. Da parte nostra – contina Auchan – abbiamo proposto una mansione che non comportasse la movimentazione di pesi (addetta alle pulizie, ndr.) che è stata rifiutata; abbiamo poi proposto una liquidazione aggiuntiva che è stata rifiutata. A questo punto – è la conclusione – anche noi ci rimettiamo al giudice».