“Bravo Sergio, ma le truppe?”

20/03/2001
   
"Bravo Sergio, ma le truppe?"
I dirigenti nazionali della Cgil commentano l’intervista del segretario contro la Confindustria
PAOLO ANDRUCCIOLI

Tutti d’accordo sull’analisi: la Confindustria ha dichiarato guerra alla Cgil. Punti di vista differenti, invece, sul "come" si dovranno riorganizzare le "truppe" in vista di uno scontro che sta per diventare cruento. Questa, in estrema sintesi, la reazione dei dirigenti della Cgil all’intervista che il loro segretario generale, Sergio Cofferati, ha rilasciato ieri a La Repubblica dopo la convention degli industriali a Parma. "L’uscita di Berlusconi a Parma – ci dice Dino Greco, segretario della camera del lavoro di Brescia – è stata clamorosa. Nessuno aveva mai osato tanto, neppure durante l’epoca democristiana. Per la prima volta si pone la questione dell’egemonia totale dell’impresa e della negazione dell’avversario". "Condivido l’analisi del padronato italiano che ha proposto Cofferati – dice Maurizio Zipponi, segretario della Fiom lombarda – c’è un collegamento diretto tra il programma della destra sociale e quello della destra politica. Potremmo parlare di una piattaforma unica". "La Confindustria di D’Amato – dice Gian Paolo Patta, della segreteria nazionale Cgil – si è posta l’obiettivo di emarginare la Cgil dalla contrattazione". "Lo scontro non ha mai raggiunto livelli simili – dice Mario Agostinelli, segretario regionale in Lombardia – è uno scontro che investe l’intero assetto della società, è l’egemonia completa deell’impresa sul lavoro che scardina gli assetti costituzionali". Ed è una questione che investe in pieno la Cgil, ma anche tutto lo schieramento della sinistra, che a quanto pare continua a essere divisa al suo interno nonostante l’innalzamento del "livello dello scontro".
La conferma, o la "controprova" di queste analisi sindacali generali, viene dal concreto del conflitto dei metalmeccanici, dal contratto agli accordi separati alla Fiat. "Condivido tutto quel che ha detto Cofferati – dice Claudio Sabattini, segretario generale della Fiom – e c’è anche qualcosa di più: la logica degli accordi separati alla Fiat, dopo Cassino, è ormai una realtà. Siamo in una fase delicatissima perché per noi si mette in discussione il governo unitario con la Fim e la Uilm". Il punto, quindi, sembra essere proprio questo: come attrezzare una risposta, dato che è evidente ciò chee suggerisce la segreteria della Cgil di Pavia:. "Il sindacato confederale non può andare in ordine sparso al confronto con la Confindustria".
Per Patta non basterà, comunque, assestarsi sulla "linea del Piave", mentre per Giorgio Cremaschi, segretario della Fiom piemontese, "la risposta va organizzata molto bene perché è ormai chiaro che loro fanno sul serio". "Non basta neppure più – spiega Cremaschi – l’apello di Cofferati al rischio di rottura della pace sociale". "Si tratta di tirare le conseguenze delle nostre analisi – dice ancora Maurizio Zipponi – perché è chiaro che se si passa da una fase concertativa a una fase di nuovo conflitto sociale, bisognerà rimettere in piedi un modello che la Cgil, in questo momento, non possiede più".
Un altro punto dell’intervista di Cofferati che ha colpito tutti riguarda in particolare la politica dei redditi. "Cofferati dice che negli ultimi dieci anni – spiega Dino Greco – tutti gli aumenti di produttività sono andati in una cascina sola, quella dei profitti. E’ un’ammissione che implica una nuova discussione anche dentro la Cgil". Per affrontare al meglio questo scontro molti dirigenti nazionali della Cgil cominciano dunque a ripensare il modello delle politiche sindacali a partire da quella dei redditi del "dopo concertazione". Urge un aggiustamento in corsa visto che anche il congresso è rinviato. Una prima occasione sarà l’assemblea dei quadri del 3 aprile prossimo a Roma.