Braccio di ferro tra Maroni e sindacati

11/01/2002

Il Sole 24 ORE.com






    Dopo l’aut aut del ministro del Welfare Cgil, Cisl e Uil rilanciano le loro richieste: riaprire il confronto sulle pensioni e niente art. 18

    Braccio di ferro tra Maroni e sindacati
    Cofferati: reazione nervosa – Pezzotta: siamo con i lavoratori – Angeletti: non facciamo politica
    Lina Palmerini
    ROMA – È braccio di ferro tra Governo e sindacato. Dopo l’aut-aut lanciato dal ministro del Welfare, Roberto Maroni a Cisl e Uil, «dicano se vogliono stare con la Cgil o con noi», i sindacati hanno risposto con un altro aut-aut: «È il Governo – ha ribattuto il leader Cisl, Savino Pezzotta – che deve scegliere se stare con i lavoratori o con le imprese. Se l’Esecutivo non cambia linea, che finora è stata a favore delle imprese, la mobilitazione proseguirà». E dello stesso tono sono state le repliche dei segretari generali della Cgil, Sergio Cofferati e della Uil, Luigi Angeletti. Una sintonia tutta sui contenuti. «Il ministro Maroni – ha detto Angeletti – ha a disposizione un modo semplice e rapido per riaprire il confronto con il sindacato: rivedere le modifiche all’articolo 18 e le norme sulla decontribuzione. Facendo questo passo avrà la conferma di ciò che già sa molto bene, ossia che non siamo un surrogato dell’opposizione. Capisco che questo per lui possa essere conveniente, ma non risponde alla verità dei fatti». Insomma, a Maroni che considera chiuso il confronto su pensioni e lavoro, il sindacato compatto chiede un’inversione di marcia con la riapertura del dialogo e lo stralcio delle norme più indigeste. «Il Governo dà segni di evidente nervosismo, ricorre all’invettiva e all’insulto e cerca di dividere i sindacati», ha detto Sergio Cofferati che conferma l’unità di azione del sindacato. «Le iniziative di lotta decise dai sindacati – ha aggiunto il numero uno della Cgil – sono unitarie ed è naturale che siano viste con preoccupazione dal Governo. Al di là delle battute irridenti dei primi momenti, i ministri si sono resi conto che cresce in molte persone la preoccupazione che si traduce in consenso per i giudizi e le iniziative del sindacato». Per il segretario della Cgil «il tentativo di dividere le confederazioni non è nuovo» ed è destinato «a vanificarsi come successo di recente». Infine, anche da Cofferati arriva la richiesta di riaprire il tavolo su lavoro e pensioni. Ma Maroni proprio l’altro ieri aveva sbarrato la strada a una ripresa del dialogo sulle deleghe. «È un confronto, chiuso – ha detto il ministro – ora la parola spetta al Parlamento che discuterà su come attuare le deleghe e trasformarle in leggi, non sui contenuti». Si è arrivati, dunque, al muro contro muro, alla prima vera prova di forza dopo che le dichiarazioni del ministro leghista hanno dato un’improvvisa accelerazione nei rapporti sociali. Inaspettata non solo nei tempi ma anche nei contenuti visto che Maroni chiede a Cisl e Uil di schierarsi o da una parte (il Governo) o dall’altra (la Cgil), pur considerando chiusa la partita sul welfare. Un atto dunque che assume una caratura tutta politica che comunque finisce per incidere anche sul calendario di mobilitazioni fissato da Cgil, Cisl e Uil. A dicembre, dopo il varo delle deleghe, il sindacato aveva infatti allestito un percorso di mobilitazione di ampio respiro, con proteste programmate a partire da lunedì prossimo fino ad arrivare al 15 febbraio, data dello sciopero generale del pubblico impiego a piazza San Giovanni, a Roma. Un cammino di un mese, studiato proprio per smarcarsi dai sospetti di fare una lotta politica contro il Governo, senza mai minacciare lo sciopero generale. Un’attenzione messa soprattutto dalla Cisl e dalla Uil ma condivisa anche dalla Cgil, che ha finito per evitare battaglie in solitudine. Anche la lettera inviata al presidente della Repubblica Ciampi, chiedendo un incontro per metterlo al corrente della fine della concertazione, è stato uno dei gradini di quest’escalation. Ma l’altro ieri, Maroni, ha spiazzato tutti "strigliando" Cisl e Uil, accusando la Cgil di «mentire sulla riforma delle pensioni». A questo punto le manifestazioni sindacali assumeranno un peso e un significato diverso. Innanzitutto, domani a Palermo la manifestazione dei tre sindacati confederali, programmata da tempo sul Mezzogiorno, si trasforma nella prima protesta unitaria contro la politica del Governo Berlusconi. Inevitabile sarà, per i tre leader sindacali, parlare non solo di Sud ma anche di Finanziaria e contratti pubblici e soprattutto delle riforme su pensioni e lavoro. Su questo ieri i tre segretari generali sono stati chiarissimi: l’Esecutivo deve fare marcia indietro sulle modifiche all’articolo 18, sulla decontribuzione per i neo-assunti e stanziare le risorse necessarie per i contratti pubblici. «La mobilitazione continua – ha scandito Pezzotta – a meno che il Governo non dimostri nei fatti di cambiare rotta riaprendo un tavolo di confronto triangolare in cui si ridiscuta di articolo 18 e decontribuzione mentre con l’Esecutivo si dovrà risolvere la questione del pubblico impiego». Intanto il numero uno della Fiom-Cgil, Claudio Sabattini, minaccia la riapertura dello scontro e la richiesta, in sede di congresso Cgil, di estendere lo Statuto dei lavortaori anche alle piccole imprese. www.ilsole24ore.com/lavoro
    Venerdí 11 Gennaio 2002
 
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