Braccio di ferro sui prezzi fra Tremonti e negozianti

17/02/2004


17 Febbraio 2004

LE DIRETTIVE DEL MINISTRO RIACCENDONO LA DISPUTA. PER L’OPPOSIZIONE E’ TROPPO TARDI PER CORRERE AI RIPARI
Braccio di ferro sui prezzi fra Tremonti e negozianti
Gli aumenti? La responsabilità è «del candidato Prodi e del suo euro malfatto»
Alessandro Barbera
ROMA
L’aumento dei prezzi? «Lo chieda al candidato Prodi e al suo euro malfatto». A poche ore dal lancio dell’iniziativa contro il carovita e la lotta all’evasione (già prevista dalla manovra finanziaria) il ministro dell’Economia Giulio Tremonti in mattinata risponde solo con una battuta ad una domanda dei giornalisti sul perché del caro-euro. Poi in serata, in due brevi interviste al Tg1 e al TG5 aggiunge: «Abbiamo questa moneta, che dovrebbe essere l’equivalente di mille lire, ma non lo è, non lo è stata» dice mostrando una moneta luccicante da cinquanta centesimi. E mille lire di carta «marcavano il valore: così c’è stata troppa confusione, troppa illusione». Tremonti sottolinea dunque nuovamente il legame fra l’introduzione della moneta unica e l’errata percezione che ne sarebbe seguita soprattutto per i ceti meno abbienti. Un difficile «changeover» nella testa dei consumatori aggravato dalla mancata introduzione dell’euro di carta, proposta lanciata più volte da Tremonti alla Banca Centrale Europea ma che finora non ha trovato il consenso delle autorità monetarie di Francoforte. Nel frattempo «non c’è stato solo l’arrotondamento, in molti casi c’è stato il raddoppio: c’è stato sui consumi piccoli, modesti, che però per la gente sono i consumi più importanti». E «siccome i soldi non scompaiono, ma girano da una tasca all’altra, noi vogliamo capire dove sono andati e fare un po’ di giustizia», aggiunge il ministro a proposito del giro di vite contro i «furbi» attraverso maggiori controlli fiscali.
Le parole di Tremonti hanno inevitabilmente riacceso la polemica sulle ragioni che avrebbero determinato gli aumenti dei prezzi dopo l’introduzione dell’euro. Una nuova fiammata dopo la polemica sui dati Istat ed Eurispes della scorsa settimana e che proprio ad una parte della maggioranza era servita per sottolineare come il carovita si stesse fermando.
Il piano di Tremonti è un «correre ai ripari quando i buoi sono già scappati», dice il responsabile economico della Margherita Enrico Letta. «Si tratta di una mossa tardiva», che «getta fumo negli occhi di un’opinione pubblica esasperata» ed ha «scopi non detti, come drenare un po’ di soldi per le casse dissestate dello Stato». «Speriamo che questa proposta di Tremonti sugli ispettori non faccia la fine di quella dei poliziotti di quartiere che si sono visti soltanto alla televisione» ironizza il leader della Margherita Francesco Rutelli. E comunque «non capisco perché si annuncia di fare nel febbraio 2004 quanto invece andava fatto nel 2001. La crescita dei prezzi andava controllata prima».
«Se Tremonti ora annuncia l’aumento dei controlli, allora vuol dire che i controlli non sono stati fatti», aggiunge il segretario dei Democratici di sinistra Piero Fassino, per il quale quella di Tremonti è «l’avvio di una linea forcaiola nei confronti dei commercianti». Risponde per le rime alla battuta della mattinata di Tremonti il responsabile economico della Quercia Pierluigi Bersani: «l’aumento dei prezzi si è avuto soltanto nel nostro Paese», e la ragione è che «soltanto noi abbiamo Berlusconi e Tremonti». Il ministro dell’Economia «ricorda la storia del bandito fatto sceriffo», dice il collega di partito Alfiero Grandi, che ricorda come il ministro «ha sostenuto per più di due anni che l’inflazione in Italia non era un problema».
Un po’ meno sprezzanti con l’iniziativa del Tesoro i sindacati, che non mancano comunque di criticare una proposta che sembra voler porre rimedio alla «cultura dei condoni». Beniamino Lapadula della Cgil con un tocco di ironia dice: «meglio tardi che mai. I buoi sono in larga misura usciti dalla stalla ma qualcuno si può far rientrare». E aggiunge: «dalla direttiva di Tremonti traspare chiaramente una forte preoccupazione per il livello nuovamente assunto dall’evasione fiscale», ma si tratta del «frutto avvelenato dei condoni, che hanno generato la caduta della cultura dei controlli denunciata dalla Corte dei conti».

Per Adriano Musi della Uil il «vero obiettivo» della nuova strategia contro l’evasione fiscale è spingere i lavoratori autonomi ad aderire al concordato preventivo «dietro la minaccia di maggiori controlli». La Uil è comunque contraria, perché «ai condoni del passato si aggiungono quelli per il futuro». Sulla stessa linea una delle organizzazioni sul banco degli imputati per il caro-euro: «Basta con i ricatti e con i tentativi di far passare per servizio ai consumatori l’evidente minaccia di costringere i commercianti ad aderire al concordato fiscale» dice il presidente di Confesercenti Marco Venturi.