Braccio di ferro sui contratti

27/07/2004


            martedì 27 luglio 2004

            POLEMICHE PER I DATI ISTAT DI GIUGNO: I SALARI CRESCONO PIÙ DEL CARO-VITA. ANGELETTI: BISOGNA FISSARE UN’INFLAZIONE CREDIBILE
            Braccio di ferro sui contratti
            Cgil, Cisl e Uil: il potere d’acquisto va tutelato

            Vanni Cornero

            Gli stipendi a giugno sono saliti più dell’inflazione. A comunicarlo, ieri mattina, è stato l’Istat: «Le retribuzioni contrattuali orarie e per dipendente a giugno sono cresciute dello 0,1% rispetto a maggio e del 3,3% rispetto a giugno 2003», ha fatto sapere l’Istituto di statistica, ricordando che, sempre in giugno, il tasso di inflazione è stato del 2,4%. Qualche ora dopo il ministro dell’economia, Domenico Siniscalco ha mostrato i conti dell’Istat alle parti sociali, riunite per la vaultazione del Dpef. «I nostri numeri sono prudenti», ha affermato il ministro, affrontando il tema dell’inflazione programmata. Poi Siniscalco ha sottolineato che la tabella dell’Istat indica variazioni delle retribuzioni costantemente superiori a quelle dell’inflazione nel 2003 e nel primo trimestre di quest’anno.

            Ma i sindacati hanno decisamente rifiutato questo piano di discussione: «Non siamo disponibili a discutere di moderazione salariale, vogliamo discutere di una seria politica dei redditi per tutelare i salari. Vogliamo che il tasso di inflazione programmata sia quanto più vicino alla realtà», ha replicato il leader della Cisl, Savino Pezzotta. E la Uil avverte che non terrà conto nelle richieste salariali dell’inflazione programmata che il Governo fisserà, visto che non c’è in atto una vera e propria politica dei redditi. «Non siamo interessati a questo passaggio – ha detto il segretario generale, Luigi Angeletti – ciò aveva una logica con la politica dei redditi quando c’era un comportamento corale nella riduzione dell’inflazione. Se passa l’idea che i prezzi li fissa il mercato allora vorrà dire che anche i salari li fisserà il mercato».


            Già dal primo pomeriggio i dati dell’ Istituto di statistica avevano alzato una fiammata di polemiche: «L’Istat, come un cattivo infermiere, continua a misurare la febbre del paziente senza comprendere nè l’origine della malattia nè il suo decorso», commentava a caldo Renata Polverini, vice segretario generale dell’Ugl. Mentre il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo, incalzava: «I dati Istat sulle retribuzioni sono condizionati, evidentemente, dalla vacanza contrattuale in molti settori, pubblici e privati».


            Tra i contratti da rinnovare ci sono quelli del settore trasporti, del credito e quelli relativi ad alcune attività della pubblica amministrazione. I contratti nazionali di lavoro in vigore sono 44, mentre in attesa di rinnovo ce ne sono 32. L’aumento più pesante nella busta paga di giugno è stato quello per i dipendenti delle assicurazioni, con un +9,7% rispetto allo stesso mese del 2003 (dato particolarmente forte perchè condizionato dai due rinnovi dell’ottobre 2003 e del’aprile 2004 avvenuti dopo molti mesi di ristagno delle retribuzioni). Corrono anche per gli stipendi dei dipendenti della presidenza del Consiglio: +7,5% rispetto ad aprile che fa salire la variazione annua al +7,6% ed anche in questo caso la crescita deriva dal recepimento di un rinnovo avvenuto dopo mesi di attesa. Sempre nella Pubblica Amministrazione crescono gli stipendi dei vigili del Fuoco, +4,5% su base mensile, pari ad 81 euro, e anche in questo caso grazie al nuovo contratto. Aumenti superiori alla media (+5,9% su base annua) sono stati riscontrati nel settore di alimentari-bevande-tabacchi , poste e Tlc (4,8%), edilizia (+5,1%), pubblici esercizi-alberghi (+4,6%) e trasporti (+4%). Salgono in modo molto più blando le retribuzioni di agricoltura e trasporti (+0,2%), legno e prodotti in legno (+0,5%), servizi alle imprese (+1%) e credito (+1,2%). L’Istat precisa ancora che, tra gennaio e giugno 2004, l’aumento delle retribuzioni orarie e per dipendente è stato pari al 2,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.


            «L’aumento delle retribuzioni – fa presente l’Ugl – è dovuto solo all’entrata in vigore dei nuovi contratti collettivi nazionali di lavoro e non è indicativo della tenuta dei salari rispetto all’inflazione, ma serve per rendere più credibile un tasso di inflazione programmato che il governo vuole fissare senza tener conto della realtà e delle richieste dei sindacati».