Braccio di ferro su Jolly Hotels

13/06/2005
    sabato 11 giugno 2005

      FINANZA – pagina 33

        È stallo nel gruppo: Marzotto e Zanuso bloccano in assemblea l’aumento proposto da Nh Hoteles

        Braccio di ferro su Jolly Hotels

          Gli spagnoli minacciano un esposto alla Consob L’a. d. Zanuso: «Avanti con il piano industriale»

            SIMONE FILIPPETTI

            MILANO • Stallo su Jolly Hotels. Ieri i soci di maggioranza, le famiglie Marzotto e Zanuso, hanno bocciato la ricapitalizzazione da 60 milioni del Gruppo alberghiero proposta da Nh Hoteles. Ma la partita sulla società è più che mai aperta: gli spagnoli di Nh minacciano un esposto alla Consob per patto occulto. Mentre l’amministratore delegato Ugo Zanuso ribatte: « Andiamo avanti col nostro piano industriale di rilancio senza bisogno di liquidità » .

            Da quasi un anno due schieramenti si fronteggiano: da una parte gli spagnoli — soci di minoranza col 20,7% — guidati dall’italiano Gabriele Burgio, e dall’altra le due famiglie venete, con circa il 50 per cento.

            Ieri si è consumato l’ennesimo scontro. Il gruppo alberghiero iberico aveva convocato un’assemblea straordinaria per ricapitalizzare la società, che ha chiuso il 2004 con perdite per 10 milioni, su ricavi per 231 milioni, ed è schiacciata da debiti per 240 milioni ( erano 267 a fine marzo). Ma la maggioranza dei soci, col 70% dei voti presenti, ha detto niet, dando invece l’approvazione al piano industriale. Secondo Zanuso Nh starebbe tentando una sorta di scalata, ma « il piano approvato porterà Jolly Hotels in pareggio, quindi non c’è bisogno di liquidità » .
            Il break even a livello di ultima riga di bilancio è atteso per il 2007 e sarà ottenuto tramite anche la possibile cessione di alberghi. « Oggi il 50% delle strutture è di proprietà contro una media del settore del 20%: c’è spazio per cessioni di alberghi mantenendone la gestione » da cui ricavare circa 90 milioni. Per ora però Zanuso ha smentito i rumors di un interesse dell’immobiliarista Luigi Zunino, mentre il miglioramento delle strutture gestionali, senza licenziamenti, porteranno a risparmi di 2 3 milioni all’anno; le eventuali cessioni di immobili non necessari potranno ridurre gli oneri finanziari per una cifra analoga. Il fardello dei debiti, dovuti anche ad alcuni investimenti (come i 60 milioni spesi per l’albergo di Londra) nelle intenzioni di Zanuso dovrebbe rientrare a un range fisiologico di 150 180 milioni, grazie ai proventi delle medesime cessioni.

            Contemporaneamente è atteso anche un aumento dei volumi grazie all’entrata a regime di alcuni alberghi in varie città ( Siena, Napoli, Milano 2 e Catania) finora chiusi in tutto o in parte per lavori di ristrutturazione. Di certo risultati apprezzabili non se ne vedranno nel 2005 che nelle stime di Zanuso « sarà ancora un anno difficile e non ci attendiamo un risultato positivo » , ma la plusvalenza straordinaria della vendita dell’albergo di Bologna ( per 24,5 milioni) permetterà di abbellire l’ultima riga di bilancio.

            All’assemblea l’avvocato Carlo D’Urso dello studio D’Urso Munari Gatti, rappresentante di Nh, ha contestato il piano, affermando che le cessioni impoveriscono la società, e ha rilevato come esista, a detta di Nh, un patto di sindacato occulto che governa Jolly Hotels. Formalmente, in Consob, non risulta nessun accordo parasociale: la società La Bricola detiene il 27%, mentre altri pacchetti fanno capo a Francesca Zanuso ( 8,5%), Laura Pia Marzotto ( 5,3%) e Ugo Maria Zanuso ( 9,4%). Ma, sostiene Nh, il voto di ieri dimostra che c’è un concerto e quindi le decisioni assembleari andrebbero annullate. Non è escluso che nei prossimi giorni Nh possa eventualmente presentare un esposto a Consob.

              Al di là delle schermaglie, che hanno generato speculazione infiammando il titolo (+ 10% in un mese), a questo punto resta da capire cosa faranno gli spagnoli: Zanuso assicura che non ha intenzione di vendere le quote della Bricola, ma lo stesso non si può dire per gli altri soci. D’altronde, se Nh decidesse di vendere, lo stesso a. d. ha affermato di non voler comprare.