Braccio di ferro con Napolitano il governo riscrive il decreto

31/05/2010

ROMA – Il Quirinale non ha ancora firmato chiedendo precisazioni, la manovra è rimasta al palo, ma Palazzo Chigi, dopo una giornata di pressante lavoro per fornire alla Presidenza della Repubblica le risposte ai rilievi avanzati, ieri sera ha già rinviato il testo al Colle. La Finanziaria, ha vissuto altre ore appesa a un filo: l´atteso «via libera» che il governo attendeva non c´è stato, anzi il Presidente Giorgio Napolitano, esaminando il testo, nel pomeriggio aveva fatto «osservazioni su delimitati aspetti di sostenibilità giuridica e istituzionale del provvedimento», pur precisando che la responsabilità degli indirizzi e delle scelte di politica finanziaria, sociale ed economica spetta al governo.
Una richiesta di approfondimenti che l´esecutivo aveva subito accolto, assicurando che le risposte sarebbero arrivate al più presto: in tempo per garantire, dopo la firma del Quirinale, la pubblicazione immediata del testo in Gazzetta Ufficiale. Detto fatto, la nuova versione è già approdata al Colle per la firma.
La consapevolezza che non vi sia altro tempo da perdere accomuna, di fatto, Palazzo Chigi e la Presidenza, entrambi convinti che non sia buona cosa arrivare oggi all´apertura dei mercati finanziari con una manovra ancora in stallo. Ecco quindi che per tutta la serata di ieri fra governo e Quirinale vi sono stati continui contatti, accertamenti e verifiche coordinati dal sottosegretario a Palazzo Chigi Gianni Letta, in continuo contatto con Berlusconi in Sardegna.
Il clima, hanno fatto sapere entrambe le parti, è sereno e riferibile ad un normale dialogo fra istituzioni. C´è la comune convinzione che la partita vada chiusa con rapidità, anche se ciò non vuol affatto dire che i nodi siano tutti di facile soluzione.
Alcuni dei motivi di possibile scontro fra Quirinale e governo sono già caduti: nella manovra non ci sarà la sanatoria sugli immobili che al Colle, si sa, non piaceva. Non ci sarà la riduzione delle province, non ci saranno nemmeno i tagli alla magistratura ventilati nel testo originario e contro i quali le toghe avevano chiesto l´intervento di Napolitano. Sono rimaste diverse misure, ma decisamente ammorbidite. Restano però aperte altre importanti questioni: sembra infatti che le preoccupazioni del Quirinale siano volte ai tagli previsti in manovra per gli stipendi degli statali – e in particolare degli insegnanti – e ai provvedimenti sulla ricerca che, se confermati, sarebbero particolarmente penalizzanti per i giovani. La tagliola che l´esecutivo vorrebbe alzare sui beni culturali e sui comitati per le celebrazioni, lascerebbe perplesso Napolitano. Non di secondaria importanza sarebbero poi alcuni aspetti "formali": pare infatti che nella prima versione della manovra vi fossero diversi errori nei rimandi agli articoli o nella compilazione dei testi. Inoltre alcuni rilievi mossi dal Quirinale riguardavano parti del testo prive del criterio di necessità e urgenza richiesto ai decreti. L´ipotesi ventilata è che tali norme possano rientrare in altri disegni di leggi collegati al decreto. Potrebbe essere il caso, per esempio, della riforma delle province, ma fra gli articoli in bilico ci sarebbero anche quelli che riguardano le fondazioni bancarie o l´accorpamento fra Inail e Inps. La firma del Quirinale è comunque attesa per stamattina