Boutique Vuitton a Milano, previsto un incasso da 50 miliardi

01/02/2001

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Giovedì 1 Febbraio 2001
italia – economia
—pa—10


Moda
. Nel 2001 il fatturato italiano del marchio salirà del 21%.
Boutique Louis Vuitton a Milano, previsto un incasso da 50 miliardi

MILANO Mille metri quadrati in via Montenapoleone, 2. È stato inaugurato ieri il nuovo negozio milanese di Louis Vuitton, primo global store italiano del marchio francese che fa capo al colosso Lvmh: global perché venderà tutti i prodotti Vuitton, naturalmente la pelletteria, le calzature e gli altri accessori, fino all’abbigliamento prêt-à-porter che per l’Italia è una novità assoluta, a parte qualche incursione nel negozio romano.

La parte dedicata alla vendita occuperà 600 metri quadri e per quest’anno a Milano si prevede di incassare poco più di 50 miliardi di lire: rispetto al 2000, ci sarà una crescita del 47% che trainerà il giro d’affari del marchio Louis Vuitton in tutta Italia, stimato a 154 miliardi di lire (+21% rispetto ai 127 dell’anno scorso) e per più di quattro quinti legato alla pelletteria: gli altri marchi della scuderia di Lvmh, come Céline o Givenchy, porteranno quasi 26 miliardi di lire (+11%).

Nel complesso, circa 180 miliardi, trenta in più dell’anno scorso, per la neonata Lvmh Fashion group Italia, che raggruppa le precedenti società operative sul mercato nazionale trasformandole in divisioni. «Si riproduce nel nostro Paese — spiega l’amministratore delegato della nuova società, Agostino Ropolo — la struttura centrale, con Lvmh Fashion group. È un riconoscimento al secondo mercato per Louis Vuitton, dopo la Francia, e l’Italia è l’unico Paese europeo con questo sistema societario, adottato anche per Stati Uniti, Giappone e Hong Kong». Gli utili italiani del gruppo sono buoni, assicura Ropolo, senza aggiungere altro: l’ultimo dato disponibile è del ’99, quando i ricavi i Louis Vuitton Italia (quindi soltanto per quel marchio) raggiunsero 99 miliardi, con un utile netto di sei miliardi.

La società italiana della multinazionale si occuperà anzitutto della distribuzione: a maggio aprirà il negozio di Verona, proprio di fronte all’Arena, e i punti vendita Louis Vuitton in Italia saranno quattordici, tutti controllati direttamente dal gruppo, che non utilizza il franchising né le vendite nei multimarca per il suo marchio principale. Sarà rafforzata anche la presenza su Roma, dove Louis Vuitton è in via Condotti e in piazza San Lorenzo in Lucina: «Quest’ultimo — dice Ropolo — è di 170 metri quadrati e presto lo amplieremo, ma stiamo cercando soprattutto il posto adatto dove creare il global store che vogliamo creare entro un paio d’anni».

Si rafforzano anche gli altri marchi di casa: a settembre Céline aprirà a Bologna il suo quarto negozio italiano, poi sbarcherà a Firenze e Venezia; a Portofino Pucci prenderà il posto del negozio Louis Vuitton, trasferito in uno spazio più ampio. Allo stesso tempo, il gruppo consoliderà la struttura produttiva italiana — nei centri di Greve in Chianti per Céline, di Ferrara per Stefano Bi e di Fiesso d’Artico (Venezia) — e non esclude la possibilità di rapporti più stretti con alcuni subfornitori.

A due passi dal negozio di via Montenapoleone, gli ambulanti abusivi continuano a vendere borse contraffatte, tra le quali spicca il marchio Louis Vuitton. «Abbiamo creato un dipartimento per la lotta alla contraffazione nell’ambito della società italiana — annuncia Vincenzo Equestre, direttore generale della divisione Louis Vuitton per l’Italia — e sta lavorando molto bene, soprattutto per contrastare la produzione: tra i prodotti in vendita sulle bancarelle la presenza del nostro marchio si sta riducendo». Dopo la Corea, l’Italia è considerato il secondo Paese per la produzione di falsi articoli Louis Vuitton: l’anno scorso sono stati sequestrati 10mila pezzi, mentre le vendite legali hanno raggiunto quota 240mila.

—firma—Alessandro Balistri