Bottino magro per la lotta al sommerso

18/10/2002



        18 ottobre 2002


        NORME E TRIBUTI


        Bottino magro per la lotta al sommerso

        Un flop lungo un anno – Il 18 ottobre 2001 entrava in vigore la legge 383 con i benefici per l’emersione dal lavoro irregolare

        Marco Peruzzi


        ROMA – Poco più di 800 domande, qualcosa meno di 1.500 lavoratori. Questo l’amaro bilancio del primo anno di vita della legge 18 ottobre 2001, n. 383 che, per prima, ha introdotto la possibilità di regolarizzare il lavoro sommerso. Nonostante le continue modifiche di maggior favore intervenute nel frattempo e ancora in gestazione, quelle norme sono state quasi completamente ignorate da imprese e contribuenti. Il bilancio è stato negativo a ogni rilevazione: a marzo, quando i datori di lavoro che avevano presentato la dichiarazione di emersione erano stati 159 e 430 i lavoratori effettivamente regolarizzati, per un costo del lavoro emerso pari a circa 4 milioni di euro. Quindi a inizio luglio, quando i dati indicavano in 302 le dichiarazioni di emersione e in 800 i lavoratori interessati, per un costo del lavoro emerso intorno agli otto milioni di euro. La situazione non è migliorata neppure oggi, visto che le domande di emersione sono cresciute nel complesso solo a quota 800 e i lavoratori emersi si aggirano attorno ai 1.500. Dati non ufficiali, ma che trapelano da fonti del ministero dell’Economia. Una sconfitta per tutti: per il Governo nel suo complesso, che aveva puntato molto (sovrastimandone gli effetti) sull’emersione dal lavoro sommerso; per il ministero dell’Economia, ideatore primo della norma; per le stessi parti interessate (datori di lavoro e lavoratori) che non hanno saputo o voluto approfittare dell’opportunità concessa. Ma l’obiettivo della caccia all’imponibile nascosto che si aggirerebbe intorno ai 155 miliardi resta prioritario. Aziende e sindacati (a eccezione della Cgil) si sono impegnate ancora in questo senso alla fine di luglio, quando hanno consegnato al Governo un avviso comune con le richieste di ulteriori, più favorevoli modifiche alla legge 383/2001, nel tentativo anche di diventare parte ancora più attiva dell’operazione. Indicazioni recepite (solo in parte) a settembre con il decreto legge 210/02, ora in transito verso la Camera per il via libera definitivo, ma che ha diviso il ministero dell’Economia e quello del Lavoro: il primo, deciso a chiudere l’operazione di emersione nell’ultimo termine previsto del 30 novembre; e il secondo, pronto invece a dare un seguito alle richieste delle parti sociali. L’ha spuntata il ministero del Lavoro, rimasto in pratica unico responsabile, d’ora in poi, dell’operazione. Si muovono, intanto, anche i Comuni. Ieri mattina, nel corso della Conferenza Stato-città e autonomie locali, è stato presentato un ordine del giorno con il quale l’Associazione dei comuni ha chiesto di entrare a far parte del tavolo tecnico incaricato di stendere la disciplina applicativa delle nuove disposizioni del decreto legge 210/2002. Questo perché – scrive l’Anci nell’ordine del giorno, «alla luce del nuovo provvedimento ci si chiede quale validità abbiano ancora la delibera Cipe 6 giugno 2002 e le circolari interamministrative emanate in applicazione della vecchia normativa». Per i Comuni, poi, «né la norma, né la disciplina chiarificatrice dovrà essere intesa come sanatoria ambientale o urbanistica, in quanto tali fattispecie dovrebbero essere specificamente regolamentati da norma di legge». Il ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, ha assicurato un chiarimento in tal senso.