Bossi insiste: figli del sindacalismo esasperato

26/03/2002


La Stampa web





    retroscena
    Giovanni Cerruti


(Del 26/3/2002 Sezione: Interni Pag. 2)
IL MINISTRO LEGHISTA: NON HO DETTO CHE COFFERATI SI SIEDE AL TAVOLO CON I KILLER MA CHE FORNISCE LORO I PRETESTI
Bossi insiste: figli del sindacalismo esasperato
Il leader della Lega: una risposta dura a questi delinquenti e alla cultura che li genera

MILANO

PER un attimo, solo per un attimo, il cronista de «La Padania» che l’ha incontrato alle cinque del pomeriggio ha avuto un dubbio. «Segretario, ma l’hai riletta l’intervista incriminata?». Umberto Bossi lo guarda distratto e fa: «No, perchè?». Prende «Il Messaggero» e si mette a rileggere. Per un attimo, solo per un attimo, vagheggia il sospetto di una smentita. E invece niente. «E allora? Cosa c’è che non va? Mica ho detto che Cofferati si è seduto al tavolo con i terroristi! Ho detto che ha raccontato balle e le sue balle sono l’alibi di chi spara». Ripete tutto, e aggiungerà di più. Ripete che questo governo che è anche suo, «non può lasciarsi fregare». Che tanto il sindacato è un partito. Che Berlusconi ha i voti e deve andare avanti. «Riforme, non parole!». Comincia un pomeriggio di telefonate, dichiarazioni da leggere e da scrivere, sospetti e stizza. «Davvero D’Alema mi ha dato del ciarlatano?». Sì. «Prima rispondo ai sindacati e poi passiamo a lui. Niente interviste, così non ci saranno equivoci». Torna al secondo piano di via Bellerio, nel suo ufficio. Mezz’ora di telefonate e finalmente scrive: «Io non credo che i terroristi possano essere stranieri, ma al contrario sono i figli di una esasperata protesta sindacale che ha raccontato un sacco di menzogne nelle fabbriche, sui giornali e in tv. E queste bugie hanno contribuito a creare un clima sociale non certo idilliaco. Di certo c’è solo che questo terrorismo è di sinistra e minaccia addirittura di fermare il federalismo. E’ contro la Padania e i padani». Mentre scrive ne vien fuori il titolo che oggi aprirà la prima pagina del quotidiano leghista: «No al buonismo che ammazza e santifica». Per Bossi il professor Marco Biagi è stato colpito due volte, prima dalle parole e poi dagli assassini. «Io sto parlando di politica, non di inchieste, sia ben chiaro», preciserà a sera. La sua dichiarazione continua così: «Le menzogne si compendiano nel motto "il governo vuole licenziare i lavoratori". In realtà il governo vuole solo incrementare l’occupazione di quelli che il posto di lavoro non ce l’hanno. Sono interessi politici, più che interessi dei lavoratori, quelli che stanno muovendo il sindacato». E questo lo aveva già sostenuto Roberto Maroni, il suo ministro del Welfare. «L’articolo 18 è soltanto un pretesto». Il professor Marco Biagi per Bossi era un assoluto sconosciuto, non sapeva chi fosse, l’articolo 18 e la riforma del mercato del lavoro non sono mai stati la sua passione. Anzi, aveva sempre temuto più i rischi che i vantaggi. «Anche il professor Biagi voleva la modifica dell’articolo 18 -scrive Bossi- ed è stato ucciso proprio per fernare tali modifiche». Marco Biagi, dunque, vittima anche delle «menzogne sindacali» degli ultimi due mesi. «Con questo non si vuol certo dire che Cofferati si sia seduto al tavolo con i terroristi, ma che ha premuto l’acceleratore della protesta politica pura e strumentale, e non sindacale». Fine della prima dichiarazione. Per Bossi può bastare. «Ci vuole una risposta forte a questi delinquenti e alla cultura che li genera». E adesso tocca a D’Alema, un amico ripudiato. Forse non se l’aspettava quel «ciarlatano», e da D’Alema un poco gli brucia. Ancora carta e pennarello nero: «Non mi meraviglio degli insulti di D’Alema, che non vuol sentir dire che le bugie e le demonizzazioni della sinistra stanno spingendo al caos sociale e alla violenza. Ma non può tapparmi la bocca e tantomeno obbligarmi a pensare quello che vuole lui». In questa dichiarazione inserisce un «paludose»: il segnale di un suo timore: «Andremo avanti con le riforme, questa è la risposta, lasciando perdere chi, a scopo strumentale, cerca di riproporre logiche e situazioni paludose conosciute nel passato. Non è preventivabile alcuna logica consociativa, ma il federalismo così temuto dai terroristi di sinistra». Paludose, la palude «dove si nascondono i rospi democristiani…» – come ripete da mesi nei comizi. E sembra questa la vera preoccupazione di Bossi. Che l’assassinio di Biagi, l’articolo 18, i sindacati e queste polemiche paralizzino il governo. «I voti li abbiamo e dobbiamo andare avanti decisi», è il tormentone con Berlusconi: come lunedì scorso, su immigrazione e sicurezza, a sera si incontrano ad Arcore con Tremonti. Avanti nonostante Cofferati e il Circo Massimo pieno come mai. «Altrimenti ci ritroviamo nella palude». Alle sei del pomeriggio, quando ha scritto la sua prima dichiarazione, sapeva che Palazzo Chigi aveva tentato di annacquare le sue parole. Avrebbe potuto tacere. E invece no. E il rilancio è pesante: «Il terrorismo è figlio di una esasperata protesta sindacale».