Bossi-Fini sbagliata, Pisanu corregge Maroni

04/04/2003

                venerdì 4 aprile 2003

                Procedura d’urgenza per trovare un nuovo impiego ed espulsioni sospese per gli extracomunitari licenziati in attesa della regolarizzazione
                Bossi-Fini sbagliata, Pisanu corregge Maroni
                Una circolare degli Interni accoglie la modifica bocciata dal Welfare. Immigrati in piazza a Milano

                Giampiero Rossi
                MILANO Dietro front del ministro Maroni sulla regolarizzazione degli immigrati.
                Ieri il responsabile del Welfare del governo Berlusconi ha emesso
                una circolare con la quale, dopo averlo inizialmente respinto, ha dovuto accogliere nella sostanza l’accordo fra le parti sociali che era stato raggiunto a Milano. All’origine della marcia indietro,
                una circolare del ministero degli Interni che in sostanza dava ragione all’intesa siglata da sindacati e organizzazioni degli imprenditori, con il beneplacito della Prefettura.
                La nuova procedura in favore degli extracomunitari che, in attesa di regolarizzazione, hanno perso il lavoro e hanno instaurato un nuovo rapporto professionale si articola in tre tempi per la quale il ministero chiede che vengano predisposte «postazioni dedicate» dalle quali trattare solo le pratiche a rischio.
                Prima di tutto, stabilisce il ministero, il nuovo datore di lavoro che
                intende assumere lo straniero in via di regolarizzazione, dovrà «darne comunicazione scritta alla Prefettura competente, indicando il numero della cedola dell’assicurata postale relativa all’istanza presentata a suo tempo a favore dello stesso straniero».
                La pratica di regolarizzazione reinviata dovrà «essere prioritariamente esaminata» e ne sarà richiesta la trasmissione al centro Servizi delle Poste italiane nel caso in cui non sia ancora pervenuta in Prefettura. Dovrà inoltre essere accertata la sussistenza, o meno, dei requisiti richiesti per il suo accoglimento.
                Una volta accertati i requisiti, il nuovo datore di lavoro sarà convocato assieme al lavoratore straniero per stipulare il nuovo contratto di soggiorno per lavoro, e per il rilascio del permesso
                di soggiorno presso la postazione dedicata. In attesa della “sanatoria della snatoria” di Maroni, anche ieri a Milano è stata una giornata di protesta: dalla badante filippina della madre del ministro Sirchia al presidente di Assolombarda, passando per sindacati,
                associazioni e migliaia di diretti interessati: gli immigrati.
                Tutti contro la confusa gestione attuale delle procedure
                per la regolarizzazione. La giornata milanese si è conclusa con la manifestazione promossa dai sindacati, ma del perverso circuito burocratico in cui molti immigrati sono intrappolati da mesi, si era parlato in dalla mattinata. E non in piazza ma nella sede di Assolombarda, la più grande associazione territoriale di Confindu
                stria. E’ stato lo stesso presidente degli industriali lombardi, Michele Perini, a entrare nel merito della gestione della legge Bossi-Fini in termini tutt’altro che generosi. Al punto che, a
                chi gli domandava se avesse partecipato alla manifestazione della serata, Perini ha risposto: «Con lo spirito sì».
                Il corteo promosso da Cgil, Cisl e Uil, chiedeva di accelerare le procedure di regolarizzazione degli immigrati e contestava la decisione del ministro Maroni di bloccare l’accordo siglato
                alla Prefettura di Milano. Un’intesa, quella sottoscritta tra sindacati e Assolombarda, garante il prefetto, che premetteva agli immigrati rimasti senza lavoro durante la complessa procedura di regolarizzazione, d’essere assunti da nuovi datori di lavoro.
                «C’era un’ esigenza che la legge non copriva e noi abbiamo interpretato con buon senso – spiega ancora Perini – il tutto senza stravolgere la normativa e tenendo presente la dignità delle persone. D’altronde la legge avrebbe dovuto esaurire le pratiche di regolarizzazione in 60 giorni, se andrà bene le completerà in un anno e mezzo. Purtroppo la macchina della burocrazia è ancora troppo lenta.
                Quelli che potevano essere pochi casi, di gente che nel frattempo s’è trovata, non per sua volontà senza lavoro, sono aumentanti, in un arco di tempo così lungo, a dismisura. È vero che chi ha fatto domanda non viene cacciato domani, ma va trovata una soluzione ragionevole».
                Quindi un’ultima stoccata a Maroni: «Sono ben contento se la circolare annunciata dal ministro risolve il problema e se accoglie le nostre richieste. Probabilmente questo problema si poteva risolvere da prima evitando tante polemiche». In serata, poi, il corteo sindacale, con i sindacati e tantissimi immigrati colpiti
                dall’iniziale “niet” ministeriale. E il segretario della Camera del lavoro milanese, Antonio Panzeri, commenta: «Resta il fatto che questa forza di lavoro a Milano è indispensabile e deve essere regolarizzata nella salvaguardia dei diritti e dei contratti».