Boom per ristoranti e «fast food»

22/11/2000

loghino.gif (3272 byte)


Mercoledì 22 Novembre 2000 italia – economia
Boom per ristoranti e «fast food»: la spesa raggiunge i 108mila miliardi

MILANO. Tra il rito giornaliero della mensa e il pranzo consumato prevalentemente di sera in un locale classico o di tendenza, gli italiani nel ’99 hanno speso per mangiare fuori casa 108mila miliardi di lire, in crescita del 5,8% sull’anno prima. Una cifra, cioè, che è pari al 36% dei consumi alimentari del Paese (la stima Istat è di 300mila miliardi) e costituisce pressapoco un quarto del valore di 465mila miliardi che l’intera Europa spende per l’extra domestico.

Del "fuori casa nazionale", 81mila sono i miliardi andati a coprire i costi dei pasti principali, 7mila sono serviti per pagare brioche e capuccini e i rimanenti 20mila miliardi sono gli extra pasti, con snack e merendine in prima fila. Non male per un Paese come l’Italia che storicamente ha privilegiato il pasto e che solo a partire dall’inizio degli anni Ottanta ha evidenziato un approccio più aperto al fuori casa. Approccio che continua a manifestarsi con spessore e per questo sarà oggetto di analisi e dibattiti al convegno internazionale promosso dall’Intergruppo del commercio e della distribuzione del Parlamento europeo che si apre questa mattina al Centro congressi della Cariplo di Milano.

In questo contesto che non è solo nazionale ma europeo, il fatto curioso che emerge è che a farla da padrone non è tanto la ristorazione collettiva (mense aziendali, scolastica, militare), ferma da anni sui 14mila miliardi di fatturato, ma la ristorazione commerciale (ristoranti, bar, alberghi) che pesa per circa 90mila miliardi e che ha nei grandi network della ristorazione i partner più determinati.

Dove per network si intendono le catene multinazionali del fast food. Un servizio che sembra destinato ad alimentarsi da solo attraverso nuovi format sempre più aggressivi e diversificati e, comunque, sostenuti anche da una evoluzione tecnologica ad alta innovazione di servizio che permette di contenere al massimo la spesa sostenibile dal consumatore.

E non è un caso che dal rapporto che verrà presentato in apertura del convegno e che è stato condotto dall’istituto di ricerca svizzero Gira Sic, emerge un dato molto significativo. E cioè che mentre la ristorazione collettiva è un servizio maturo, pertanto destinato nei prossimi anni a mantenere l’attuale livello di business (stimato in Europa sui 18 miliardi di pasti l’anno per 116mila miliardi di lire), la ristorazione commerciale è quella che manifesta i segni di maggiore dinamismo per i prossimi anni. Per cui i 27mila miliardi di pasti consumati oggi in Europa con una spesa di 348.500 miliardi diventeranno 31mila miliardi fra cinque anni. Per cui tenendo per buona la spesa media attuale di circa 13mila lire a pasto si dovrebbe arrivare a sviluppare un giro d’affari abbondantemente oltre i 400mila miliardi di lire.

Nicola Dante Basile