Boom nel 2004 per il lavoro interinale

14/03/2005
    sabato 12 marzo 2005

      sezione: ITALIA LAVORO- pagina 20

        Con la legge Biagi anche il fatturato delle società è aumentato del 18% Il 35% degli addetti ha trovato un posto fisso

          Boom nel 2004 per il lavoro interinale (+ 18%)

            LAURA DI PILLO

            MILANO • La marcia si fa più veloce. Dopo percentuali di crescita decrescenti negli scorsi anni, il mercato dell’interinale in Italia allunga il passo: nel 2004 infatti secondo i dati diffusi dalle tre associazioni di categoria ( Apla, Ailt, Confinterim) diffusi per la prima volta congiuntamente, la crescita del fatturato del settore ( 76 le società sul mercato) è stata del 18% rispetto al 2003 toccando quota 4 miliardi di euro ( 3,3 circa l’anno precedente con un incremento del 13%). Percentuale analoga sulle missioni attive nel 2004: sono state 1 milione 180mila (+ 18%, un milione nel 2003). Stabile invece la percentuale dei lavoratori assunti a tempo indeterminato a fine missione che resta, come nel 2003, al 35%.

            "Effetto Biagi" si potrebbe sintetizzare. A oltre un anno dall’entrata in vigore della riforma del mercato del lavoro la possibilità di utilizzare nuove flessibilità è stata secondo gli operatori il " carburante migliore" per il comparto. A questo va aggiunto l’effetto crisi dell’economia che in molti casi ha spinto le imprese a preferire il ricorso a lavoratori a termine per fronteggiare una congiuntura incerta.

            «Cifre positive che ci aspettavamo— spiega Gianni Bocchieri presidente di Apla, l’associazione con capofila Adecco, che rappresenta circa il 50% del mercato — con una crescita abbastanza omogenea per settore e performance più interessanti per la pubblica amministrazione, nella grande distribuzione e nei call center. Segnali che l’economia sta per ripartire e nel 2005 ci aspettiamo percentuali analoghe, grazie all’utilizzo dei nuovi strumenti, in primis dello staff leasing ma anche ad un migliore raccordo pubblico privato».

            Ma veniamo ai settori: tiene sostanzialmente l’industria, crescono servizi e terziario. Dei contratti attivi nel 2004, il 53% è nell’industria, 31,6% nel commercio e nel terziario, 12,5% nei servizi.
            Stabili i nuovi ambiti di applicazione come l’edilizia 1,8% e l’agricoltura 0,80 per cento.

            Cresce il numero di aziende che ricorre al lavoro temporaneo: dal 1997 data di introduzione dell’istituto ( rivisto dalla legge Biagi) sono state circa 350mila le imprese che hanno utilizzato questo strumento. Per diversi motivi: nella maggior parte dei casi ( 79%) per coprire picchi produttivi, per la sostituzione di lavoratori assenti ( 15%) per fronteggiare assetti produttivi non previsti ( 6%). Cifre interessanti che restano tuttavia inferiori rispetto a Francia, Belgio, Gran Bretagna e Stati Uniti. Paesi che già da tempo utilizzano questo strumento.

            Secondo le stime Sett ( Syndacat des entreprises de travail temporaire) il business dell’interinale a livello globale nel 2003 valeva circa 150 miliardi di euro, di cui oltre 50 registrati negli Stati Uniti e 70 in Europa. Nell’ultimo anno è cresciuta in Italia la percentuale dei lavoratori interinali ( 57% uomini, 43% donne) rispetto alla popolazione attiva, oggi allo 0,63% ( 4,8% in Gran Bretagna, 2,4% in Francia, 0,7% in Germania).

            «Confidiamo in risultati ancora migliori nel 2005— conferma Michele Amoroso presidente di Confinterim, associazione che rappresenta circa il 20% del mercato — perché ci sono potenzialità enormi che derivano dall’utilizzo delle nuove flessibilità previste dalla Legge 30. Aziende e agenzie di lavoro si stanno attrezzando e la guerra sui prezzi non sarà più il criterio di selezione del mercato. Vincerà chi si specializzerà, chi saprà dare servizi aggiuntivi e di qualità con pacchetti diversi.
            Questo farà la differenza » .