Bookshop: un affare da 5 miliardi

22/03/2001

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Bookshop, che passione
un affare da 5 miliardi

In città 21 punti vendita nei musei: preferiti Colosseo e Galleria Borghese. E in futuro un concorso per i prodotti degli artigiani

FRANCESCA GIULIANI


È il bello di ogni museo, ormai praticamente dovunque: dopo la visita, indugiare tra gli scaffali profumati di libri nuovi e i tavoli carichi di oggetti colorati, di riproduzioni garantite dei capolavori appena visti da vicino. I bookshop sono la ricchezza moderna dei musei romani, nati e fioriti negli ultimi cinque anni grazie alla legge Ronchey, moltiplicatisi per volontà del ministero per i Beni culturali fino a raggiungere il numero di settantadue in Italia di cui ventuno soltanto a Roma dove il fatturato della associazioni temporanee d’impresa ha toccato i cinque miliardi, secondo gli ultimi dati che si riferiscono al periodo gennaioagosto 2000 e i punti più visitati sono alla Galleria Borghese, al Colosseo alla Galleria nazionale d’arte moderna.
E se il futuro dei nostri beni culturali tenta con forza di concentrarsi sul museo diffuso, come espresso dalla più recente volontà politica, allo stesso modo, per analogia, il domani dei punti vendita che arricchiscono l’esperienza di visita di informazioni e notizie, è in quelle preziose realtà locali che si chiamano artigianato. È infatti appena stato diffuso il primo bando di concorso nel quale le imprese artigiane (ma anche industriali) italiane (ma anche estere) possono partecipare alla progettazione di oggettistica ispirata ai Beni culturali. Il tema è libero, ma è caldeggiato un prodotto "trasversale" a diversi musei, indicazione di massima derivata dal successo di un cubo di cartone di fattura orientale e del costo di 25 mila lire, vendutissimo nelle due edizioni dell’iniziativa "Natale al museo": si tratta di un gioco con sei opere d’arte da comporre sui sei lati. I concorrenti possono presentare oggetti di cinque fasce distinte con riferimento ai costi di realizzazione: fino a seimila lire; tra le sei e le ventimila; oltre le ventimila; senza specifica di costo; giochi e giocattoli dedicati a bambini.
Enza Cesareo Grillo, responsabile dei servizi al pubblico per il ministero, spiega: «I due elementi che possono fare da volàno alla nostra economia sono i beni culturali e l’informatica. Il nostro obiettivo è di valorizzare il made in Italy artigianale vendendolo anche su internet. Ma dopo il concorso il vincitore potrà vendere i propri prodotti nei nostri musei, approfittando di una vetrina unica al mondo».
Ed è una vetrina che i visitatori dei musei romani conoscono benissimo: il bestseller assoluto sono i magneti da frigo e in particolare quello raffigurante il profilo della Paolina Borghese di Canova seguito dagli oggetti in carta, specialmente scatoline e bloc notes, con disegni che riproducono gli affreschi della Villa di Livia e infine gli orologi tipo swatch con il dipinto di Caravaggio "Amor sacro e amor profano". Ma i visitatori chiedono anche libri di qualità e non disdegnano l’informatica: tra i prodotti più venduti le guide dei singoli musei che costano intorno alle ventimila lire e il cd rom a ottantamila lire della Galleria Borghese, secondo bookshop più visitato dopo quello del Colosseo con i suoi due milioni di visitatori ogni anno. È un mercato fiorente con un punto debole che riguarda le associazioni temporanee d’impresa le quali non possono scaricare le spese di Iva pari a quel venti per cento che potrebbe costituire il loro vero guadagno se la legge gli consentisse di diventare società per azioni o consorzi.