Bonus rottamazione agli statali

17/09/2007
    sabato 15 settembre 2007

    Pagina 10 – Economia

      Bonus rottamazione agli statali
      due-tre anni di paga per lasciare

        Per ogni nuovo assunto dovranno uscire in tre o cinque
        L´offerta è indirizzata a 10mila dipendenti pubblici over 60

          ROBERTO PETRINI

          ROMA – Arriva la «rottamazione» dei dipendenti statali. L´operazione alla quale stanno lavorando i tecnici del ministero della Funzione pubblica, guidato da Luigi Nicolais, è stato illustrata al ministro dell´Economia Tommaso Padoa-Schioppa, e sarà parte integrante della Finanziaria 2008. Il piano prevede di incentivare l´esodo dei dipendenti «anziani» del pubblico impiego, coloro cioè che hanno già raggiunto, e molto spesso superato, i requisiti di età e contributivi per la pensione (nel 2008, 58 anni e 35 di anzianità) e che ancora rimangono al lavoro. Si tratta di una platea, tra ministeri ed enti pubblici, di circa 10 mila soggetti che in molti casi hanno una età che supera i 60 anni e che arriva a punte di 67 anni. Infatti l´attuale normativa consente ai dipendenti pubblici di superare di due anni il limite dei 65 anni previsto per la pensione di vecchiaia e di restare al lavoro: una delle norme abolirebbe proprio questa prerogativa.

          A questi diecimila «anziani» della pubblica amministrazione il governo offrirà la possibilità di uscire dal lavoro con un bonus pari a 24-36 mensilità (più naturalmente la liquidazione). L´operazione consentirebbe di svecchiare gli uffici, con risparmi che vengono valutati intorno ai 300-400 milioni di euro, anche se si fa notare che il primo anno si dovranno sostenere le spese per incentivo e buonuscita. Non si tratta dunque di un prepensionamento, cioè di una misura che anticipa l´età di pensionamento prevista dalle norme, ma di uno «svecchiamento», una sorta di «rottamazione» degli anziani che saranno sostituiti con un nuovo assunto per ogni cinque che escono. Su quest´ultimo aspetto tuttavia c´è contrasto: il ministero del Tesoro vorrebbe addirittura bloccare totalmente il turn over e non assumere nessuno, mentre altri parlano più blandamente di un nuovo assunto per ogni tre pensionati. Da considerare anche il problema della spesa per il salario integrativo degli statali: negli uffici pubblici il salario aggiuntivo non scompare con l´uscita del dipendente ma viene redistribuito tra coloro che restano al lavoro. Un altro aspetto che rischia di indebolire l´impatto dell´operazione.

          Si continua intanto lavorare al quadro generale della manovra: si parla di un intervento «leggero», intorno ai 10-12 miliardi di euro, che potrebbero essere recuperati attraverso il pubblico impiego (in totale, comprese altre misure oltre la raottamazione, circa 1 miliardo), dalla razionalizzazione degli uffici della pubblica amministrazione e dall´inserimento del piano-Santagata sulla riduzione degli enti inutili e la razionalizzazione delle spese degli organi costituzionali per circa 400-500 milioni. Si parla anche di una operazione sugli immobili della Difesa.

          Resta aperta la questione delle tasse. Il ministro dell´Economia Padoa-Schioppa sarebbe intenzionato a non aumentarle ma sarebbe assai prudente sull´ipotesi di destinare 5 miliardi dell´extragettito alla riduzione di imposte: vorrebbe infatti destinare il nuovo «tesoretto» alla copertura delle spese, forte anche dei richiami che vengono da Bce e Ue, chiudendo così il cerchio della manovra. Al contrario il viceministro dell´Economia Visco avrebbe già pronto un piano per destinare i 5 miliardi a riduzione di Ici, Irpef per i più poveri e Ires. Sulla manovra si comincia a sentire anche la sinistra radicale che lunedì consegnerà un piano definitivo e che già ieri con il ministro delle Politiche sociali Ferrero (Prc) ha parlato a proposito del monito della Bce di «intimidazioni che strozzano il paese».

          Sull´intera Finanziaria pesano anche le richieste di 20 miliardi (coperte solo per il 20 per cento) dei ministeri alle quali ieri si sono aggiunte anche quelle, dovute, di Palazzo Chigi che segnala l´esigenza di risorse per 400-500 milioni per far fronte ai terremoti di Umbria e Marche, per il recupero dei siti destinati a produzione di energia in Sicilia e per finanziare il 5 per mille.