Bonus, risparmio tutto da valutare

03/11/2004


             
             
             
             
            Numero 263, pag. 30
            del 3/11/2004
            Bonus, risparmio tutto da valutare
             
            La Ragioneria generale fa le pulci al provvedimento di Maroni che punta a ridurre le pensioni.
            Rischio buchi nei conti a causa di chi sarebbe rimasto al lavoro
            di Roberto Sommella  
            Nei prossimi tre anni non sarà tutto oro ciò che oggi luccica. È un po’ questa la preoccupazione che si è diffusa da qualche tempo negli uffici della Ragioneria generale dello stato a proposito del bonus pensioni. E il numero uno dei commis statali che lavorano su numeri, tabelle e proiezioni demografiche, Vittorio Grilli, ha messo nero su bianco, in un’apposita relazione tecnica di accompagnamento al decreto acchiappa-pensionandi, una serie di perplessità che faranno discutere. Innanzitutto, questo il ragionamento di Grilli, occorrerà vedere a consuntivo il profilo di ciascun lavoratore che avrà deciso di intascare il contributo esentasse del 32%. E sarà uno screening fondamentale per i risparmi attesi. Quattro le categorie individuate dalla Ragioneria che vanno a comporre la massa di italiani (per ora oltre 16 mila sui 25 mila aventi diritto alla pensione d’anzianità) interessati a non lasciare la scrivania. La prima è quella che la Ragioneria definisce ´forte’, cioè coloro che hanno deciso di accedere alla pensione per cumularla poi con un reddito autonomo, legale o sommerso che sia; la seconda categoria è quella di coloro che andranno in pensione in quanto ritengono troppo ´penoso’ il proseguimento del rapporto di lavoro; la terza è relativa ai lavoratori in fascia ´debole’ che l’azienda preferisce mandare in pensione; il quarto e ultimo profilo disegna gli italiani che ´comunque avrebbero manifestato con le leggi vigenti la propensione a posticipare il pensionamento’. E proprio su questo identikit il tesoro mette le mani e avanti e afferma: maggiori saranno i rappresentanti di questa categoria e minori alla fine i risparmi per lo stato. Perché? Questa la spiegazione: ciascun lavoratore che comunque avrebbe continuato a versare contributi, optando per il bonus, creerà un mancato introito per i bilanci dell’Inps in termini di minori versamenti effettuati. E la Ragioneria fa anche un esempio pratico: prendendo una retribuzione lorda media di circa 25 mila euro l’anno, i soggetti corrispondenti alla quarta categoria individuata guadagneranno ´8.200 euro annui che costituiscono un aggravio per la finanza pubblica in quanto già a normativa vigente tali soggetti avrebbero posticipato il pensionamento’. Dunque, conclude la relazione tecnica, se si prende il numero annuo di potenziali interessati al bonus da qui al 2008, pari a 100 mila persone, si potranno valutare a pieno gli effettivi risparmi per lo stato, attualmente stimati rispettivamente in 76, 77 e 78 miliardi di euro dal 2005 al 2008, soltanto quando si conosceranno i profili reddituali e contributivi di tutti: maggiore sarà la quota di lavoratori decisi in ogni modo a restare che intascherà il bonus, minore sarà il sollievo per la finanza pubblica. (riproduzione riservata)