Bonus pensioni: flop tra gli operai; carica dei colletti bianchi

25/10/2004

            lunedì 25 ottobre 2004

            previdenza

            SOLO IL 20% DELLE TUTE BLU CHE HA MATURATO IL DIRITTO HA PRESENTATO DOMANDA, CONTRO L’80% DI IMPIEGATI, QUADRI E DIRIGENTI
            Bonus pensioni, flop tra gli operai
            Ma c’è la carica dei colletti bianchi

            Mauro Salvi

            SEMBRA che il superbonus non piaccia agli operai: solo il 20% degli aventi diritto ha presentato domanda. Successo pieno, invece, per impiegati, funzionari, quadri, dirigenti che coprono l’80% delle richieste poiché l’incentivo cresce con l’aumentare dello stipendio. Sono queste le prime indicazioni sulle rinunce al pensionamento in cambio dei contributi (netti) in busta paga. In totale, alla fine della scorsa settimana sono state presentate circa 13 mila domande, il 23% in Lombardia (uno su 4), il 16% in lazio, il 9% in Piemonte, tra 7 e 8% in Campania, Toscana e Veneto.

            «Ma se il lavoratore – ci hanno chiesto nei giorni scorsi alcuni lettori preoccupati – che ha optato per il bonus si assenta dal lavoro, continua ad avere diritto all’incentivo?». A questa domanda non si può rispondere in modo univoco perché esistono tante tipologie di assenza e a ognuna di esse corrisponde una specifica soluzione. Esaminiamo i vari casi che si possono verificare.


            Assenze non retribuite.
            Tutte le tipologie di assenze che non fanno scattare un imponibile previdenziale (stiamo parlando di malattia, infortunio, congedo parentale, cassa integrazione ecc.) hanno come effetto quello di fare decadere il lavoratore dal diritto di percepire il bonus per il periodo di «abbandono» del posto di lavoro. Deve cioè trattarsi di assenze non retribuite dal datore di lavoro che sono pertanto a carico dell’Inps che è tenuto a pagare un’indennità di natura previdenziale sulla quale sono dovuti i contributi figurativi, non quelli obbligatori.

            Malattia.
            Poiché l’indennità Inps per malattia non è patrimonio di tutti i lavoratori ma solo di alcuni, è bene approfondire il discorso. Hanno titolo all’indennità Inps gli operai di industria, commercio e artigianato, impiegati e quadri del commercio. In ogni caso i primi tre giorni di malattia, la cosiddetta «carenza», è anche per questi lavoratori sempre a carico dell’azienda che deve liquidare la normale retribuzione. Ebbene, a costoro non spetta il bonus per tutti i periodi indennizzati dall’Inps. Perciò, tanto per fare un esempio, se nel mese 10 giorni sono stati retribuiti (compresi i 3 di carenza) e negli altri 20 è stata ricevuta l’indennità Inps il bonus verrà pagato per 10 giorni.

            Integrazione.
            Ma anche qui c’è un particolare importante da tenere a mente. Se il contratto prevede che durante la malattia il datore di lavoro debba pagare un’integrazione all’ammalato, di modo che tra indennità e integrazione l’interessato riceva sempre la stessa paga anche durante i periodi di assenza, in questo caso non c’è perdita del bonus, in quanto continua ad esserci, anche se ridotta, la retribuzione e perciò la contribuzione obbligatoria, unico elemento a giustificare il riconoscimento del bonus.

            Niente indennizzo.
            Non hanno titolo all’indennità i lavoratori con qualifica di impiegati del settore industria, con qualifica di operai e impiegati del settore del credito, delle assicurazioni e dei servizi tributari appaltati, se dirigenti, di ogni settore.
            Tutte queste categorie, godono della retribuzione normale durante la malattia, dei contributi obbligatori e,quindi, hanno titolo al bonus.


            Infortunio e maternità.
            Anche le assenze per infortunio non danno diritto al bonus: sono infatti indennizzate da Inail a tutti i lavoratori assicurati, compresi i dirigenti. Per cui tutti i lavoratori in infortunio o in malattia professionale sono esclusi dal bonus per il periodo. Così accade per l’indennità di maternità, alla quale però non accedono i dirigenti che sono pagati direttamente dal datore di lavoro.

            Cassa integrazione e mobilità.
            Durante le assenze per cassa integrazione ordinaria e straordinaria il lavoratore non ha diritto al bonus e ha diritto ai contributi figurativi. Attenzione però: se si tratta di riduzione dell’orario di lavoro e non di sospensione totale di esso, è ovvio che il lavoratore continui ad avere diritto alla retribuzione per le ore lavorate (anche se in numero ridotto rispetto a quelle ordinarie). Ebbene, in questo caso anche durante la cassa integrazione si ha diritto al bonus, in rapporto ai contributi dovuti sulla sola quota di salario a carico dell’azienda.

            Emendamento Maroni.
            E’ opportuno precisare che lo stesso ministro del Lavoro Maroni ha presentato un emendamento al decreto legge che introduce il bonus, al fine di escludere dall’incentivo le aziende che sono in cassa integrazione straordinaria e successivamente in mobilità. Se ciò diverrà legge, in tutti i casi di Cig non sarà più dovuto il bonus, salvo, aggiungiamo noi, che la richiesta sia stata fatta prima dell’approvazione della legge (vale a dire dal 6 ottobre al giorno precedente l’entrata in vigore dell’emendamento ora descritto.

            Altre assenze.
            Altre assenze a carico Inps sono i permessi e i congedi per assistere figli e parenti portatori di handicap gravi e per donazione di sangue . Anche in questi casi si perde il bonus.

            Invece, tutte le altre assenze che dal punto di vista economico restano a carico del datore di lavoro, quali le ferie, i permessi, o altri congedi retribuiti, non hanno alcun rilievo ai fini del bonus, che viene pagato per intero.