Bonus facile per il commercio

09/12/2003



      Sabato 06 Dicembre 2003
      NORME E TRIBUTI
      Bonus facile per il commercio

      L’aiuto per gli investimenti non subisce gli stessi vincoli della legge 488

      AMEDEO SACRESTANO


      Anche gli esercizi di vicinato non inseriti in più grandi strutture associative possono beneficiare del bonus per gli investimenti nelle aree sottoutilizzate, originariamente disposto dalla Finanziaria 2001. A chiarirlo definitivamente è intervenuta ieri la risoluzione n. 217/E. La risoluzione farà tirare un sospiro di sollievo a tanti operatori commerciali che – prima delle modifiche introdotte dal Dl 8 luglio 2002 – beneficiavano automaticamente (e senza alcun dubbio) del bonus investimenti e che successivamente hanno visto l’ammissibilità della loro attività imprenditoriale legata agli orientamenti espressi in materia dalla legge 488/92.
      L’originaria disciplina della legge agevolativa accordava indistintamente un credito d’imposta a tutti i titolari di reddito d’impresa che avessero effettuato un investimento (aggiuntivo rispetto alle disponibilità derivanti dai processi di dismissioni/ammortamenti) in ambiti geografici particolari. Le modifiche del Dl hanno invece decretato la possibilità dell’aiuto solo per le attività beneficiarie della 488/92. Tale norma però non è fruibile indistintamente per gli operatori di tutti i comparti economici e, nel caso del commercio, può essere correttamente applicata solo quando vengono superate alcune soglie quanti/qualitative nell’operazione proposta. A onor del vero, recentemente il decreto del ministero delle Attività produttive del 24 luglio 2003 ha allargato le maglie della 488/92, decretando l’ammissibilità al contributo finanziario di tutti gli esercizi commerciali, attraverso l’abolizione della precedente prescrizione del Dm 3 luglio 2000, per la quale gli esercizi di vicinato potevano ricevere l’aiuto «solo se inseriti in centri commerciali ovvero se aderenti a forme associative di via o di strada che, attraverso iniziative comuni, tendono a promuovere un’immagine commerciale unitaria».
      Da ciò il dubbio che, anche nella disciplina del credito d’imposta, tali attività potessero accedere all’intervento agevolativo solo se «facenti parte di raggruppamenti». Opportunamente, l’Agenzia ha chiarito che il riferimento opera, nella disciplina della Tremonti Sud, solo al fine di individuare i settori di attività per i quali l’incentivo è applicabile e non anche per mutuare dal primo le caratteristiche che le singole imprese devono avere per risultare ammissibili.