Bonus casa e welfare, la manovra è legge

23/12/2009

La Legge Finanziaria 2010-2013 è legge. Il via libera definitivo, senza il ricorso al voto di fiducia che sembrava invece assai probabile, è arrivato ieri in Senato con 158 voti favorevoli, quelli del Pdl e della Lega, 117 contrari, giunti da Pd, Idv e Udc e l’astensione dei 4 senatori altoatesini, mentre l’Mpa di Raffaele Lombardo non ha partecipato al voto. La manovra per il 2010 vale nel complesso 11,3 miliardi, di cui quasi 7 rappresentati da spostamenti di spesa da un capitolo all’altro di bilancio, mentre le risorse aggiuntive derivano essenzialmente dal gettito dello scudo fiscale.
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti con il ministro degli Esteri Franco Frattini
È la Finanziaria più leggera della storia recente della Repubblica, e sarà anche l’ultima, perché dopo la riforma varata dal Parlamento, dal prossimo anno sarà soppiantata dalla nuova Legge di Stabilità. «È finita un’epoca e se ne apre un’altra. Con quest’ultima manovra abbiamo cercato di tenere ferma la barra della finanza pubblica per consentire al paese di superare le intemperie che si sono addensate sulla scena internazionale nell’ultimo anno» ha detto il vice ministro dell’Economia, Giuseppe Vegas, intervenendo ieri nell’Aula di Palazzo Madama. Dure, invece, le critiche dell’opposizione. «La Finanziaria non risolve nessuna delle preoccupazioni delle famiglie e delle imprese, è inadeguata» ha detto il presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, mentre Felice Belisario, dell’Idv, parla di «manovra vuota, più che leggera». La chiusura della Finanziaria non esaurisce tuttavia le iniziative di politica economica dell’esecutivo. La maggioranza lamenta questioni irrisolte che potrebbero trovare soluzione, ha detto ieri Vegas, nel testo del decreto milleproroghe se non in un nuovo decreto atteso a gennaio, anche per la proroga degli incentivi agli acquisti. Su un binario parallelo a quello delle nuove iniziative, ma in direzione opposta perché si tratta di risparmi di spesa, si è già messa in moto, intanto, l’azione amministrativa.
Proprio ieri il ministro dell’Economia, Morselli: possibile il secondo livello per le aziende più solide Giulio Tremonti, ha firmato una circolare della Ragioneria destinata agli enti locali, vietando ogni aumento dei gettoni di presenza e dei compensi corrisposti «ai componenti di organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione e organi collegiali comunque denominati, presenti nelle pubbliche amministrazioni».
Gli emolumenti erano stati ridotti dalla Finanziaria del 2007 del 10% e per tre anni. Al termine dei quali, secondo il ministro dell’Economia, non ci sono le condizioni per ripristinarli al loro livello iniziale. «Nel contesto sistematico di una serie di misure dirette ad assicurare il contenimento strutturale della spesa per gli organismi collegiali – si legge nella circolare firmata da Tremonti – si ritiene che non sussistano i presupposti per rideterminare in aumento le misure dei compensi».
Il Tesoro, nel frattempo, sta mettendo a punto un decreto ministeriale che comporterà un accantonamento di spesa per 415 milioni nei ministeri. I risparmi di spesa avrebbero dovuto essere indicati da ciascun singolo ministero, ma nell’attesa, come previsto dalla scorsa Finanziaria, il Tesoro procederà con tagli "lineari". E lo stesso accadrà nel 2010 se gli obiettivi di risparmio non venissero conseguiti. Lo schema di decreto sui tagli 2009 ha ottenuto l’ok, ieri, dalla Commissione Bilancio della Camera.