Bond a rischio? Covip li cerca nelle pensioni

12/01/2004


      Domenica 11 Gennaio 2004

      Bond a rischio? Covip li cerca nelle pensioni


      Da Cirio a Parmalat, per arrivare a tanti titoli complicati e perdenti: l’incubo bond a rischio o inefficienti si estende ora ai fondi pensione. Il ministro del Lavoro Roberto Maroni in settimana ha espresso cautela sull’opportunità di aumentare il flusso di finanziamento della previdenza integrativa (tramite il Tfr), alla luce dei recenti scandali. Ma bisogna fare dei distinguo: i fondi pensione di nuova generazione (come il Cometa dei metalmeccanici e il Fonchim dei chimici) e i fondi pensione aperti sono soggetti a una rigida disciplina sugli investimenti e sui conflitti di interesse. La Covip ha deciso invece di accendere un faro sugli investimenti dei "fondi preesistenti", quelli istituiti prima della riforma del 1993, che riguardano 700mila lavoratori per circa 30 miliardi di € di patrimonio. Per questi fondi, infatti, la disciplina sulla gestione finanziaria e sulla trasparenza è assai più blanda di quella degli schemi di nuova generazione. Ecco perché la Covip ha inviato a questi fondi una richiesta – datata 19 dicembre 2003 – di «dati e notizie sull’operatività in alcune tipologie di titoli di debito e in strumenti derivati». La Covip vuole conoscere tutta l’operatività dei fondi nel biennio 2002-2003 riguardante «titoli di debito senza rating o con rating inferiore all’investment grade» (cioè sotto la tripla B), titoli di debito strutturati e derivati. I fondi dovranno anche spiegare come queste operazioni sono inserite nella politica di gestione del fondo e quali siano stati i loro risultati. Questi strumenti "sospetti" potrebbero essere entrati a far parte degli investimenti a garanzia delle pensioni dei lavoratori sfruttando i modesti presidi di professionalità e di trasparenza previsti per i fondi preesistenti, che potrebbero aver rappresentato facile terreno di conquista per i venditori di certe investment bank affamati di commissioni. Si intende: siamo ben lontani dal rischio Enron, i cui dipendenti non persero solamente il lavoro, ma anche la pensione. In Italia è vietato concentrare i rischi dei fondi su singoli strumenti. Ma la possibilità di trovare certe "perle" nei portafogli dei fondi preesistenti esiste, come dimostra l’intervento della Covip. Il che conferma che almeno sui fondi pensione la vigilanza dà segni di vita. Il vero problema sono le casse di previdenza autonome del primo pilastro, che tra l’altro sono basate sulla contribuzione obbligatoria: oltre 30 miliardi di €, la cui gestione finanziaria è sottoposta a regole ancor meno severe dei fondi pensione preesistenti, sui quali l’attuale, debole sistema di controlli non prevede verifiche ad hoc. Marco Liera