Bonanni se la prende con il ministro «provocatore»

22/06/2007
    venerdì 22 giugno 2007
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    RETROSCENA

      Bonanni se la prende con il ministro «provocatore»
      Letta e Damiano mediano con i tre leader

        Enrico Marro

        ROMA — «Sulle pensioni si ricomincia da zero», dice un sindacalista della Cisl al termine dell’incontro a Palazzo Chigi. E vicino a lui, uno della Cgil, aggiunge: «La verità è che la trattativa è bloccata, altrimenti non avrebbero spostato a martedì l’avvio della no stop». Una no stop troppe volte annunciata e mai partita.

        Così, per tentare di rimettere in moto il negoziato e superare la gelata conseguente alle parole del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa- Schioppa, l’incontro ufficiale nella Sala Verde ha avuto una coda, con un incontro riservato fra il sottosegretario alla presidenza, Enrico Letta, il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, il sottosegretario all’Economia, Nicola Sartor, e i segretari di Cgil, Cisl e Uil. Come la settimana scorsa. Ancora senza Padoa-Schioppa. Che però, come ha dimostrato ieri, non ci sta ad essere messo da parte.

        A sorpresa, quando l’incontro tra governo e parti sociali volgeva al termine, il ministro dell’Economia ha fatto cenno a Letta di voler intervenire. Ha detto che per sostituire lo «scalone Maroni » (aumento dell’età minima per la pensione da 57 a 60 anni) con soluzioni più graduali non c’è un euro. E, finito il vertice, si è avvicinato al leader della Cisl, Raffaele Bonanni e con un sorriso sarcastico gli ha detto: «Posso stringerle la mano? È soddisfatto di quello che ho detto?». E Bonanni, con altrettanta ironia: «Soddisfattissimo ». Lo stesso capo della Cisl che, poche ore prima, in un’assemblea sindacale, aveva indicato il ministro dell’Economia come un «provocatore» che «vuol far saltare il banco» inviando ai giornali dati «allarmistici» sui costi dell’abbattimento dello scalone. Parole che avevano irritato Padoa- Schioppa. Ma andiamo con ordine.

        Formalmente la maxitrattativa che, entro la fine del mese, dovrebbe portare al maxiaccordo ieri ha registrato un passo in avanti sul capitolo ammortizzatori sociali. Ma a ben vedere l’intesa c’è solo sull’aumento dell’indennità di disoccupazione dal 50 al 60% della retribuzione mentre sul resto rimangono le critiche della Confindustria. Il direttore Maurizio Beretta ha detto che «non possono essere rimessi in discussione gli spazi di flessibilità » (leggi contratti a termine, part-time, legge Biagi) e che «non è ipotizzabile un ulteriore aumento del costo del lavoro».

        Fino a martedì, quindi, ci sarà molto da lavorare. Soprattutto informalmente, soprattutto sulle pensioni. E questo spiega già il primo incontro riservato, ieri pomeriggio, dove il Tesoro ha spiegato che per ottenere gli stessi risparmi garantiti dallo scalone bisognerebbe sostituirlo con quota 98 (somma dell’età e dei contributi), chiaramente inaccettabile per i sindacati. I quali però mantengono una certa cautela nei commenti. «Noi — spiega un sindacalista veterano di trattative — dobbiamo prima di tutto tenere aperto il tavolo. Alla fine sarà Prodi che, per salvaguardare gli equilibri della maggioranza, dovrà far digerire a Padoa-Schioppa la soluzione». E al ministero del Lavoro osservano: «Anche sui contratti pubblici è andata così. Lui diceva che non c’era un euro, poi alla fine sono saltati fuori 600 milioni. Salteranno fuori i soldi anche per le pensioni, mica il governo può cadere per un miliardo».