Bonanni: profitti ai lavoratori, su questo sfido il Lingotto

25/10/2010

ROMA — Raffaele Bonanni non si scandalizza di fronte a quelle parole di Sergio Marchionne sull’irrilevanza dell’Italia nei profitti della Fiat: «Lo sapevamo che la produttività è un problema reale». E dice anche di chi è, a suo giudizio, la colpa: «Dell’immobilismo del governo e dell’ideologismo dell’opposizione». Ma al tempo stesso il segretario della Cisl sfida l’amministratore del Lingotto sull’aumento dei salari, «legati alla produttività», sulla «ripartizione degli utili» e sulla «partecipazione alle decisioni dell’azienda».
Si aspettava una frase così forte sul nostro Paese?
«Devo dire che con lui avevamo già affrontato il problema. Occorre vedere insieme come si può arrivare ad un utilizzo intensivo degli impianti adeguandoci a ciò che avviene in altri Paesi europei. Sappiamo tutti che le vere difficoltà stanno lì più che nel costo del lavoro. È di questo che dobbiamo parlare. Però ad un patto». Quale? «Che la discussione avvenga alla luce del sole, di fronte a tutti gli attori "sensibili". È assurdo che, in un momento di crisi come quello attuale, di fronte alla perdita ogni giorno di posti di lavoro, si continui a discutere di altro creando un clima che definirei surreale. La classe dirigente appare lontana, quasi insensibile». Parla del governo? «Mi sembra immobile, preso da tutt’altre questioni. A parole sembra d’accordo, ma non interviene sul cuore del problema che, soprattutto per il Sud, si traduce in una montagna di difficoltà, dalla carenza delle infrastrutture al sistema di tassazione inadeguato fino alle enormi disfunzioni esistenti nell’amministrazione pubblica». E l’opposizione? «Dovrebbe essere più realistica, meno ideologica e populista. Il problema oggi è mettere mano a tutto ciò che può favorire gli investimenti e l’occupazione. Tutti ne devono essere consapevoli. Nonostante la crisi, se facciamo un confronto con la realtà francese o quella tedesca c’è da impallidire».
Marchionne si è detto pronto ad adeguare gli stipendi degli operai italiani proprio a quelli dei «Paesi vicini» che, come è noto, sono più alti.
«Bene. Ma allora è giunto il momento che ne discuta subito con noi. Lancio la seguente sfida all’amministratore delegato del Lingotto: arriviamo al pieno utilizzo degli impianti in cambio non solo del salario di produttività, ma anche della ripartizione degli utili e, questione che reputo molto importante, si arrivi ad un livello alto di partecipazione delle decisioni aziendali. Si tratta di scelte che possono scatenare una rivoluzione rispetto ai vecchi rapporti industriali e, ciò che importa ai lavoratori, conquistare un reddito salariale che sia in linea con il resto dell’Europa. Sempre che la classe dirigente da una parte e l’opposizione dall’altra siano all’altezza dei cambiamenti di cui si sente da anni il bisogno: il Paese deve svegliarsi, occorre aprire una discussione sul sistema Italia».
L’attuale clima politico non sembra aiutare, con la maggioranza in continua fibrillazione e il rischio di elezioni anticipate alle porte.
«Il voto anticipato in piena crisi economica sarebbe un ulteriore gesto di irresponsabilità della classe dirigente. Una vera e propria miopia. Ragionano come se l’Italia potesse andare avanti così ancora per anni e anni, come se l’avvenire fosse assicurato da tesori sconfinati nascosti chissà dove…È una tragica illusione che non porta da nessuna parte e rischia di far morire il Paese».