Bonanni: «La vera svolta sarebbe lavorare di più»

26/11/2007
    domenica 25 novembre 2007

    Pagina 6 – Primo Piano

    Bonanni: “La vera svolta
    sarebbe lavorare di più”

      JACOPO IACOBONI
      INVIATO A SAINT VINCENT

      «Mi dici quando possiamo vederci da soli e parlare un po’? Su 90 cose siamo d’accordo, magari possiamo limare le altre dieci… Per esempio dai, la legge 53 sulla maternità è l’ultima legge fordista che abbiamo…». «Ma Rosy, certo, quando vuoi, parliamoci quando vuoi», risponde Alberto Bombassei, vicepresidente degli industriali, alla Bindi, Rosy la pontiera, Rosy di lotta e di governo che ha appena detto: «Abbiamo approvato questo protocollo in Parlamento, dunque la fiducia mettiamola su questo, e non su altro; dopo ricominceremo a discutere».

      Insomma, tra chi (i ministri radical come Ferrero) vorrebbe cambiare molto, e chi (il presidente di Confindustria Luca Montezemolo ma anche il Guardasigilli Clemente Mastella) invita a non cambiare l’accordo, pena la perdita di credibilità della concertazione, la ministra sta nel mezzo. Rosy di lotta e di governo, con quella sua abilità nel porre le questioni sociali anche ai moderati, e senza esser liquidata come farebbero con un rifondarolo. Anche a Saint Vincent – in un luogo che le è congeniale, la Fondazione Carlo Donat Cattin, quella democrazia cristiana solidamente di sinistra e «sociale», ma per nulla incline alla simpatia filocomunista e anzi, a suo tempo perplessa sul «compromesso» Moro Berlinguer – è palese che la Bindi si trova in una doppia veste: parla da ministro, dunque con l’aria che tira sul welfare occorre non esagerare con le richieste. Però è sempre pasionaria, già sta, come dice lei, «rompendo le scatole» dentro il Pd per ottenere procedure più democratiche e meno leaderismo (leggi: congresso?), dunque non si spaventa di romperle moderatamente anche dentro il governo.

      Oggi qui si gira il primo vero antipasto del dialogo Walter&Silvio, Veltroni si confronterà con Giulio Tremonti. Rosy dice: «Bisogna dialogare, con l’opposizione, le riforme sono necessarie e indispensabili; ma lo è anche una legge sul conflitto d’interessi, nessuno pensi che il dialogo significhi rinunciarci, o inciuciare». Oppure, per dare un esempio delle tante cose che si potrebbero ritoccare sul welfare: «Bisognerebbe aiutare di più le famiglie, magari introducendo la variabile del numero dei componenti di un nucleo familiare per gli sgravi sull’Ici. Io abito in una casa di settanta metri quadrati a Roma, da sola, ed è giusto che paghi l’Ici. Ma chi in quello spazio ci vive in quattro, con due figli?».

      Raffaele Bonanni è tutto il giorno che ripete «la fiducia va messa sul protocollo approvato dal Parlamento, altrimenti salta la concertazione». E Bombassei è d’accordissimo, nonostante non risparmi ragionamenti critici anche alle imprese: «Penso che la vera modifica da introdurre sarebbe lavorare di più, tutti, l’Italia è il Paese dove si lavora meno in Europa. Ora, senza violare la legge europea sull’orario, questo è inaccettabile; poi certo, il salto culturale che auspico occorrerebbe anche a noi imprenditori. Magari trovando come premiare chi lavora di più, senza far pagare i giovani, come è stato fatto abolendo lo scalone». Poi riflette: «Dini? Poveraccio, gli hanno stravolto la riforma pensonistica, che deve fare?». E Montezemolo, che dice si può far politica in molti modi, non per forza nei partiti? «Lo penso anch’io, e oltretutto credo che questo gli renda di più. Però sono certo che anche se ci stesse facendo un pensierino, Luca non lo direbbe neanche alla moglie…».