Bonanni (Cisl):«La Cgil non ha più potere di veto»

12/03/2001

Corriere della Sera


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BONANNI (CISL)

«La Cgil ormai non ha più potere di veto»


«Basta polemiche. Così furbizie e ambiguità saranno smascherate»

      ROMA – «No, stavolta la Cgil non è riuscita ad imporre alcun diritto di veto. È prevalsa l’impostazione di noi che vogliamo continuare la trattativa. Per questo dico: riprendiamo subito il confronto e alla fine anche la Cgil sarà costretta a misurarsi con noi». Raffaele Bonanni è il segretario confederale che per la Cisl ha gestito la complessa partita della riforma dei contratti a termine ed è uno dei più ascoltati collaboratori del segretario generale Savino Pezzotta. In questa doppia veste Bonanni invita le imprese a continuare la trattativa. Raccogliendo quindi il messaggio dell’amministratore delegato della Fiat, Paolo Cantarella, che nell’intervista pubblicata ieri dal Corriere della Sera diceva: «Non vedo perché non si possa continuare». Anzi, secondo Bonanni «si deve continuare» e proprio perché, «a differenza di quello che teme Cantarella, non siamo bloccati dal veto della Cgil». Sta di fatto che la riforma dei contratti a termine, prevista dalla direttiva europea, è rimasta lettera morta?
      «Cerchiamo di fare chiarezza. La Cgil, dopo aver abbandonato la trattativa, che insieme con noi e con la Uil, stava conducendo con la Confindustria e con altre 16 associazioni imprenditoriali, ha scritto al ministro del Lavoro, Cesare Salvi, chiedendogli di recepire la direttiva europea di sua iniziativa, perché tanto non si sarebbe arrivati all’accordo tra le parti sociali. E invece non è andata come la Cgil avrebbe voluto».

      Perché?

      «La Cgil ha cercato di sfruttare il legame carsico che la unisce a Salvi, come aveva già fatto nel caso del part-time, quando il ministro aveva recepito con un atto d’autorità la direttiva. E sappiamo che anche questa volta il ministro aveva forte la tentazione di procedere. Ma davanti alla posizione comune espressa da noi, dalla Uil e dalle associazioni imprenditoriali che chiedevano altro tempo per trattare e trovare l’accordo, Salvi ha dovuto gettare la spugna e rinunciare al decreto di recepimento, ricordando anzi che c’è tempo fino a luglio per farlo, senza contare che si può chiedere anche un anno di proroga. Che aspettiamo a riprendere la trattativa? Mi auguro che anche la Cgil ci ripensi».

      Salvi ha respinto la richiesta della Cgil di recepire subito la direttiva. Ma ha bocciato anche la richiesta di Cisl-Uil e imprese di avere più tempo per la trattativa. Perché, ha spiegato Salvi, non partecipando la Cgil non si arriverebbe all’«avviso comune», cioè a quell’accordo tra tutte le parti idoneo a diventare lo strumento per il recepimento della direttiva.

      «È vero. Ma, nella sostanza, si tratta solo di una formulazione di riguardo verso la Cgil, che non ha alcun fondamento giuridico. Infatti, noi continueremo a trattare. E se qualcuno vuol crearci problemi, noi siamo pronti a rivolgerci al commissario europeo per gli Affari sociali, signora Diamantopulou, per evitare il ripetersi di forzature come quella sul part-time. Per questo dico a Cantarella e alle imprese: lasciamo da parte le polemiche e torniamo a trattare. Solo così le furbizie e le ambiguità saranno smascherate».
      Ma dietro lo scontro con la Cgil c’è un problema di contenuti. Il sindacato di Sergio Cofferati ritiene che voi e la Uil siate pronti a concludere un accordo con le imprese per una liberalizzazione selvaggia dei contratti a termine, che aumenterebbe la precarietà dei lavoratori.

      «Non è così. Basta leggersi il provvedimento dell’unico Paese che finora ha recepito la direttiva sui contratti a termine, cioè la Germania del socialdemocratico Gerhard Schröder, per rendersi conto che riformare le assunzioni a tempo determinato può offrire solo più opportunità di lavoro, a beneficio di tutti».
Enrico Marro


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