Bonanni aggredito «Fermare la violenza»

09/09/2010

«Certo il lavoro può essere una leva per lo sviluppo…», fa in tempo a pronunciare quest’unica frase Raffaele Bonanni, segretario Cisl, quando nello spazio Norberto Bobbio, in piazza Castello, scoppia l’inferno. Prima i fischi, le urla, «vergogna » ed Enrico Letta – che è qui per parlare di lavoro e sviluppo – che ribatte: «Questa è un’idea di democrazia che non c’entra niente con noi, voi non c’entrate niente con noi». Sono trenta, forse cinquanta, vengono dal centro sociale Askatasuna, altri aderiscono al «Coordinamento torinese precari». Lanciano fac-simile di banconote da 50 euro con la faccia del segretario Cisl stampata, alzano gli striscioni e poi all’improvviso, una ragazza con un maglione bianco, dal bordo sala accende un bengala e lo lancia verso il palco. Una scia di fuoco che attraversa la platea, la scorta si getta sul segretario, si senteunurlo: «Lo hanno colpito, hanno colpito il segretario ». Il candelotto si ferma appena sotto il petto di Bonanni, buca il giubbotto, qualcuno lo prende e lo rilancia il sala.
IL FUMO E LE URLA
Il fumo, le urla, i lavoratori Cisl che scaraventano le sedie contro i contestatori, una donna rischia di cadere e di essere travolta. È a questo punto che gli agenti, che presidiano da tempo la piazza, intervengono. Bonanni viene accompagnato dietro il palco, è bianco in volto, «sto bene, ho soltanto bisogno di un bicchiere d’acqua », poi vede quel buco tondo sul giubbotto, «sono stato fortunato…». Enrico Letta lo raggiunge, «sono senza parole, come è potuto accadere?». I contestatori fronteggiano i celerini, entrano nello spazio dibattiti e continuano a urlare. «Fascisti, squadristi », alzano uno striscione, «Marchionne comanda, Bonanni ubbidisce ». Bonanni, sconvolto va via. In macchina commenta: «Spero che ora tutti riflettano e abbassino i toni », mentre Letta, scaglia un attacco durissimo contro la polizia. «Esprimo sdegno e condanna per quello che è accaduto. È un fatto gravissimo. Oggi ritengo che ci siano stati vari reati molto gravi. Ci sono state assolute falle alle strutture di sicurezza, perché non essere in grado di gestire la situazione dimostra che la cosa è sfuggita di mano. Spero che si facciano tutte le analisi per capire come sia potuto succedere». Squilla il telefono è Pier Luigi Bersani, gli racconta i fatti. Arriva un funzionario della Digos, si alzano le voci, il segretario provinciale Gioacchino Cuntrò e Lino Paganelli chiedono: «Perché avete permesso che accadesse questo? Poteva diventare una tragedia». La tensione è alle stelle. Un funzionario della Digos commenta che «questa non è una struttura blindata, noi non facciamo il servizio d’ordine, interveniamo per risolvere situazioni comequella che si è creata». Il prefetto Alberto Di Pace, il questore Aldo Faraoni e i segretari regionale e provinciale del Pd Gianfranco Morgando e Gioacchino Cuntrò e l’organizzatore della festa Lino Paganelli si incontrano nel Palazzo della Prefettura, che affaccia proprio su Piazza Castello. La polizia decide che d’ora in poi i «filtri» saranno più efficaci. Il questore in un comunicato ribatte a Letta: «Letta è statounpo’ troppo precipitoso nel suo giudizio. Quando c’è stato da intervenire, siamo intervenuti. All’interno della festa del Pd c’è un servizio d’ordine curato dagli organizzatori che, è bene precisare, hanno sempre voluto consentire l’accesso libero a tutti anche nelle aree dei dibattiti. Così facendo c’è il rischio, comeè avvenuto oggi, e già sabato scorso quando era ospite della festa il presidente del Senato, che entrino personaggi che possano creare disturbo. Chi fossero – continua Faraoni – i giovani che con le scritte sulle maglie contro l’accordo di Pomigliano, agli organizzatori della festa glielo avevamo detto». Ma Letta che era qui e ha visto e ha urlato agli agenti di intervenire, ribatte: «Mi spiace, con il massimo rispetto per le forze di polizia e per il loro lavoro, questi fatti dimostrano che l’ordine pubblico oggi non è stato garantito a Torino ».
LA SOLIDARIETÀ
Bersani chiama il segretario Cisl: «Si è trattato di un atto di intimidazione e di vera e propria violenza, un attacco squadrista. E` inconcepibile che una festa popolare, che vive nel pieno centro della città, possa essere attaccata in questo modo», dice poi alle agenzie. Solidarietà unanime da tutto il Pd, da tutti i partiti, compresa l’Idv e il sindacato. Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, dice: «Vanno isolati, perché siamo di fronte a forme di radicalismo estremistico, purtroppo non nuove a Torino, contestarono anche Rinaldini, lo scorso anno.
Anche se i grillini e il gruppo dei centri sociali che ieri ha contestato Bonanni, sono due cose diverse, Di Pietro non può coprire i primi perché in questo modo non si risolve il problema vero, che loro pongono nel modo sbagliato, che è la legalità. I centri sociali, invece, non pongono alcuna questione se non la loro marginalità estremista».