Bonanni abbassa il prezzo: «Diciamo sì agli scalini»

25/06/2007
    domenica 24 giugno 2004

    Pagina 5 – CAPITALE & LAVORO

      Bonanni abbassa il prezzo:
      «Diciamo sì agli scalini»

      Gesto «eroico» del leader Cisl, che così dice di voler salvare l’accordo. In realtà è un colpo a sinistra e Cgil. Epifani: se vince Padoa Schioppa l’intesa non si fa. Scioperi in tutto il paese

        Antonio Sciotto

        Dev’essere stata un po’ l’invidia per i riflettori puntati sull’asse Cgil-sinistra radicale, e un po’ la comprensibile voglia di dare una mano ai «riformisti» della coalizione, alla Cisl tanto vicini – da Rutelli a Damiano – ma ieri il segretario generale del sindacatone cattolico non ce l’ha proprio fatta e ha sbottato: «La Cisl è disposta anche agli scalini, pur di superare la vicenda». E poi una stoccata agli «odiati» quattro ministri della sinistra, alla missiva inviata al premier: la lettera «non crea quel clima e quelle condizioni di coesione indispensabili – ha spiegato – Prodi faccia chiarezza e rappresenti una posizione unica del governo». Infine Bonanni ha minacciato «una mobilitazione se l’accordo non si farà». Un modo per riprendere in mano il pallino della situazione, almeno dal punto di vista sindacale, qualsiasi ipotesi prevalga: se non si farà l’accordo, magari sarà per colpa di quei «cattivoni» della sinistra e della Cgil; se, al contrario, si firmerà per qualche tipo di «scalini» (cui comunque le stesse sinistre e la Cgil potrebbero sottostare), allora sarà stata la Cisl a dare la disponibilità per prima.

        In ogni caso, poiché come detto non si sa fino a che punto la sinistra radicale e la Cgil resisteranno all’ipotesi di un semplice «ammorbidimento» dello scalone – ribadita come unica possibilità ieri dal ministro del lavoro Damiano – sul tavolo che si aprirà dopodomani è tornata proprio la proposta targata Cisl: ovvero sostituire a scalini e scalone un sistema più flessibile, quello delle «quote». Cioè una somma – si pensa a 95 o 96 – che poi il lavoratore si gestisce da solo (60 anni di età e 35 anni di contributi, o 57 e 38), in ogni caso comunque peggiori (se la cifra fosse così alta) dell’attuale modello (57 di età e 35 di contributi, la cui somma infatti è 92).

        Dal fronte del governo è ovviamente venuto l’apprezzamento a Bonanni da parte del ministro Damiano, mentre il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani ha chiarito: «Se martedì prevale la linea di Padoa Schioppa l’accordo non si fa. Non ci sono altri margini di manovra. Il pareggio nella partita delle pensioni non è previsto».

        Duro il commento della sinistra Cgil, con Giorgio Cremaschi – segretario nazionale Fiom e leader della Rete 28 aprile – che ha criticato l’uscita della Cisl: «Bonanni non parla a nome di tutto il sindacato. Sugli scalini non c’è mandato a trattare. Cgil, Cisl e Uil devono sospendere la trattativa e fare una consultazione di mandato tra i lavoratori. Tanti iscritti alla Cisl stanno scioperando e non sono d’accordo con gli scalini».

        Gli scioperi per il totale abbattimento dello scalone si moltiplicano: la Fiom venerdì contava 300 fabbriche ferme dalla Lombardia alla Campania. Domani toccherà alla Fiat di Termini Imerese e a decine di altre aziende.