Bombassei parla come un leghista, la Cgil s’arrabbia

15/11/2007
    giovedì 15 novembre 2007

      Pagina 13 – Economia & Lavoro

        Bombassei parla come un leghista, la Cgil s’arrabbia

          Sul modello contrattuale e i rinnovi il vicepresidente della Confindustria perde la calma

            di Laura Matteucci/ Milano

            L’AMICO – Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, «è un ex Cgil, e una Cgil in più al tavolo mi sembra troppo». Quindi, «chiedere aiuto al governo in questo momento francamente mi puzza un po’ di governo amico, anche troppo amico». Né un’involontaria gaffe, tantomeno una lezione di stile. Sa quel che dice e alza il tiro il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei, che studia da presidente (si è appena candidato al dopo-Montezemolo, e il suo obiettivo sembra quello di recuperare consensi a destra) e sulla riforma della contrattazione non vuole sentir parlare di un intervento del governo: è uno di quei problemi, dice, «che riguardano le parti sociali». Anche perchè la questione presenterebbe, secondo lui, «un vizio d’origine, visto che una parte del sindacato con il governo precedente non ha neanche voluto parlare».

            Il ministro in causa, Damiano, risponde con istituzionale distacco: «Se è una battuta, mi sembra infelice e mi sorprende che l’abbia proferita Bombassei, che ha potuto apprezzare l’autonomia con cui il governo ha svolto il lavoro di concertazione». Poi, ribadisce che il governo «resta favorevole, se le parti lo riterranno opportuno, a svolgere un’azione di concertazione sul modello contrattuale, anche perché è auspicabile che ci sia una piena coerenza se si arriverà ad interventi di manutenzione tra modelli pubblici e privati». Altrimenti «potremmo non corrispondere alle richieste, anche più volte avanzate dalla stessa Confindustria, di un recupero di competitività su tutti i settori».

            Decisamente più seccato il commento di Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil: «Le dichiarazioni di Bombassei, dopo quelle di Calearo, sono irricevibili – dice – ai limiti della volgarità e della totale assenza di rispetto delle istituzioni. Bombassei fa finta di non ricordare come fu firmato, dove e da chi l’accordo del 23 luglio 1993».

            L’auspicio di Bombassei è peraltro che già la settimana prossima possa essere convocato il tavolo, anche se ancora non c’è nulla di definito.

            Anche Montezemolo è dello stesso avviso: «Spero che entro la prossima settimana, al massimo dieci giorni, faremo l’incontro», dice. Anche con la Cgil? «Anche con la Cgil».

            Nel frattempo, occhi puntati sul contratto per antonomasia, quello dei metalmeccanici, che giusto ieri si è arenato sulle secche dell’inquadramento professionale, fumo negli occhi per gli industriali.

            Alla vigilia del nuovo sciopero dei metalmeccanici, l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, chiarisce: «Il paese ha bisogno di tutto l’impegno industriale che si può mettere. La Fiat sta andando bene e anche le aziende del settore: diamo loro lo spazio per respirare e andiamo avanti». Il messaggio è chiaro: chiudere il rinnovo il prima possibile.

            Bombassei, ieri, ha tenuto a chiarire il suo punto di vista anche su questo rinnovo: «Che si chiudano dentro in una stanza, sindacati e Federmeccanica, e buttino via la chiave finchè non trovano una soluzione». Una battuta che si guadagna il commento-frecciata del presidente di Federmeccanica, Massimo Calearo: «Gradirei che si chiudesse dentro lui con Epifani e gli altri per creare una situazione nuova».