Bombassei incalza i sindacati: «Più ore di lavoro e più flessibilità»

22/11/2005
    martedì 22 novembre 2005

    Pagina 34 – Economia

    LA POLEMICA

      Il vicepresidente di Confindustria: serve una nuova concertazione. La replica: posizione strumentale

        Bombassei incalza i sindacati
        «Più ore di lavoro e più flessibilità»

          ROBERTO MANIA

            ROMA – La Confindustria va all´attacco del sindacato. Lo fa con il vicepresidente Alberto Bombassei che accusa le organizzazioni sindacali di «colpevole assenza, non più tollerabile» nel riscrivere le regole delle relazioni industriali, definite nel ´93 e che oggi appaiono inadeguate a tenere il passo dei cambiamenti. Quello di Bombassei, che ieri ha incontrato i giornalisti, è stato un intervento del tutto inaspettato e che rischia di incrinare i rapporti tra le parti, dopo un lungo periodo senza scontri, anche se privo di risultati concreti. Ed è probabile che l´affondo del vice di Montezemolo abbia anche qualche ripercussione nella difficile vertenza per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici che, dopo 40 ore di sciopero, sembra essere entrata in una fase delicata, con l´obiettivo condiviso di chiudere entro la fine dell´anno. D´altra parte alcuni dei temi sollevati da Bombassei sono oggetto di quella trattativa: dall´aumento dell´orario di lavoro ad una maggiore flessibilità. Ma il tutto – ha spiegato – va inquadrato all´interno della costante perdita di competitività dell´Italia. Tema su cui è tornato ieri pure Luca di Montezemolo: «Abbiamo il dovere di chiedere a chi avrà l´onere e l´onore di governare il nostro Paese cosa intende fare per le imprese, per i mercati, per l´internazionalizzazione, per trovare più risorse per le infrastrutture». La Confindustria parte dai dati, che vanno tutti nella medesima direzione: la produttività italiana si è ridotta del 2,8% nel periodo 2000-2004 a fronte di un incremento del 10,6% in Germania, del 12,5 in Francia e del 7,4 in Spagna. Con conseguenza diretta sulla dinamica del costo del lavoro, cresciuto del 15,8% nello stesso periodo, mentre in Germania è calato del 2% e in Francia dell´1,5. È aumentato anche in Spagna, ma quasi della metà rispetto a noi: +8,8%. Senza considerare la Cina dove il costo del lavoro è 1/23 di quello europeo. Le stesse ore di lavoro mostrano un gap tra l´Europa, e in particolare l´Italia, dove si lavora un mese in meno rispetto agli americani. «Bisogna lavorare di più, per lavorare tutti», è lo slogan coniato da Bombassei.

            «Per queste ragioni – ha insistito – l´accordo del ´93 va riscritto perché tutto è cambiato. Ci vuole una nuova concertazione». Eppure – è la sua tesi – di fronte alla velocità con cui la globalizzazione ha modificato i mercati, «non c´è sensibilità da parte sindacale». Anche le relazioni industriali, ha sostenuto, servono alla competitività. In Germania, in Francia, perfino in Inghilterra i sindacati hanno accettato interventi sull´orario impossibili in Italia. Sul modello contrattuale «stiamo rincorrendo i sindacati dal luglio 2004. Dire che sono sfuggenti è un eufemismo. Eppure stiamo parlando dell´interesse del Paese, non di quello di Confindustria». In serata la replica di Cgil, Cisl e Uil: per la prima Bombassei ha una posizione strumentale e punta alla flessibilità senza contrattazione; e per le seconde sono gli industriali che non hanno coraggio ad innovare i contratti.