Bomba incendiaria alla Uil di Milano

25/11/2002







                      (Del 25/11/2002 Sezione: Cronache italiane Pag. 10)
                      NESSUNA RIVENDICAZIONE, «FORSE UN GRUPPO ISOLATO»
                      Bomba incendiaria alla Uil di Milano

                      MILANO
                      Una fiammata alta un paio di metri in piena notte, accanto al portone di uno stabile elegante di via Salvini, nel centro di Milano, dove hanno sede alcuni uffici della Uil. Gli investigatori lo definiscono un «ordigno da vampata», capace cioè di provocare soltanto una fiammata, ma non di esplodere. Lo hanno scoperto nella tarda mattinata, su segnalazione del portinaio dello stabile, che ha trovato i resti carbonizzati dell´ordigno e il muro annerito per un paio di metri in altezza. Soltanto uno degli abitanti del palazzo si è accorto di qualcosa: una piccola detonazione, che lui ha attribuito a un petardo. Il rudimentale ordigno era costituito da materiale incendiario collegato ad una batteria e a un timer con dei fili elettrici lunghi una cinquantina di centimetri. Materiale incendiario (un innesco di polvere pirica) è stato trovato anche nelle fioriere di un bar a pochi metri dal portone. Nel palazzo preso di mira ha sede la Feneal, il sindacato degli edili della Uil. Subito accanto, inoltre, nei locali di un negozio, si trovano altri uffici della Uil: quello del settore commercio (Uiltucs) e quello dedicato alle pratiche di regolarizzazione degli immigrati. Ovvio, quindi, pensare che sia proprio il sindacato l´obiettivo dell´azione intimidatoria. Anche se, in assenza di una rivendicazione, polizia e Digos non escludono nessuna ipotesi, compresa quella di un gesto rivolto contro uno degli abitanti del palazzo o contro il bar accanto al portone.
                      I rilievi sui resti dell´ordigno sono in corso. Ma è già chiaro che si tratta di una bomba di modesta pericolosità (soprattutto in una notte di pioggia come quella di sabato). Un´azione dimostrativa, forse. Come lo furono quelle del 29 luglio scorso, quando davanti alla sede della Cisl di Monza e a quella della Fiat di Milano furono fatti trovare due bidoni per vernici riempiti di liquido incendiario e bombolette di gas da campeggio. In quell´occasione arrivò una rivendicazione, firmata Fronte rivoluzionario per il comunismo. Una sigla già nota agli investigatori milanesi, comparsa il 5 e il 18 luglio del 2001, in occasione di due attentati incendiari contro lo stabilimento della Mivar ad Abbiategrasso e contro l´agenzia di lavoro interinale «Select Italia Lavora» a Milano. Era stato rivendicato da Nucleo proletario rivoluzionario, invece, un altro attentato incendiario contro un sindacato, la Cisl, avvenuto il 6 luglio del 2000. L´ipotesi di un collegamento con gli attentati del passato, tuttavia, non sembra trovare molto credito. Così come sembra esclusa la pista anarchico-insurrezionalista. L´ipotesi più accreditata, finora, è quella dell´azione di «un gruppo isolato della magmatica area dell´antagonismo violento». «Preoccupazione» viene espressa dal segretario cittadino della Uil, Pierluigi Paolini che, pur rimanendo in attesa degli esiti delle indagini, non nasconde di sospettare che fosse proprio il sindacato nel mirino degli attentatori: «A una decina di metri – spiega – c´e l´entrata della vecchia sede della camera sindacale, e ancora c´è l´insegna. Tra l´altro non è una sede centrale. Quelle sono controllate». Come non era una sede centrale – fa notare – anche quella della Cisl di Monza dove a luglio fu trovato l´ordigno inesploso.

            Silvano Rubino