Bolzano. Domani lo sciopero del commercio

16/11/2007
    venerdì 16 novembre 2007

      Prima Pagina (segue a pagina 8) – provincia

        CONTRATTO

          Domani lo sciopero del commercio
          «Aumenti negati»

            di FELICE ESPRO

            BOLZANO — I sindacati chiamano allo sciopero, domani, i 40mila dipendenti del settore commercio, in particolare quelli dei supermercati e delle grandi aziende. «Stipendi da 900 euro mensili e tanto precariato — dicono i sindacalisti — ma Confcommercio nega il rinnovo del contratto con appena 78 euro in più. Dobbiamo batterci per un lavoro dignitiso».

            BOLZANO — Stipendi da fame, precariato dilagante, incertezza occupazionale. E Confcommercio dice no al rinnovo del contratto con un aumento salariale medio lordo di 78 euro mensili. Per i sindacati di categoria (Filcams- Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs) è davvero troppo. Ecco perché hanno organizzato, per domani, una giornata di lotta.

            «Chiamiamo i lavoratori di ipermercati, supermercati e negozi a scioperare tutta la giornata di sabato per il rinnovo del contratto nazionale», spiega Remigio Servadio della Uiltucs. Per i lavoratori impegnati in aziende commerciali e del terziario avanzato, che lavorano su cinque giorni la settimana, la giornata di sciopero è oggi. «In Alto Adige abbiamo organizzato nei giorni scorsi presidi e altre iniziative per sensibilizzare tutti i lavoratori e i clienti dei punti vendita — aggiunge Servadio —. Il contratto nazionale è scaduto il 31 dicembre dello scorso anno e, dopo vari incontri, Confcommercio ha rotto le trattative comunicando che le richieste del sindacato sono eccessive, mentre con Confesercenti il dialogo è ancora aperto. Avevamo avanzato richieste per il recupero del potere d’acquisto, con un aumento di 78 euro mensili da raggiungere in due anni, e chiesto maggiori diritti per i lavoratori che hanno contratti a termine, che lavorano a part-time o a tempo pieno e per gli apprendisti. Supermercati, ipermercati e negozi, invece, vorrebbero pagare sempre meno e rendere sempre più flessibili i lavoratori. Spesso li costringono a turni sempre più massacranti e i prezzi continuano ad aumentare anche per i dipendenti di questo settore».

            Secondo Servadio «questa situazione comporta scarsa professionalità, alto turn-over e totale precarizzazione, in un settore che, con i suoi 2 milioni di addetti in Italia, continua a creare posti di lavoro, assorbendo anche i disoccupati di altri comparti».

            Certo, con una media di 2,5 addetti a negozio, non è facile sindacalizzare i dipendenti. Ne è perfettamente consapevole Tila Mair della Fisascat-Cisl: «Questo settore ha bisogno di essere socialmente rivalutato. Anche in Alto Adige, a parte qualche eccezione importante come la Würth che paga bene i suoi collaboratori, lo stipendio medio non supera i 900 euro al mese. Ecco perché 78 euro di aumento ci sembrano un’inezia. Confcommercio si appella ad un giudizio contrario sul protocollo welfare firmato da governo e parti sociali per negare il rinnovo del contratto della categoria. Una motivazione assolutamente pretestuosa. E per fortuna in Alto Adige non si lavora ancora la domenica. Ma la la globalizzazione sta arrivando anche qui: un vero e proprio imbarbarimento dei costumi. Qui abbiamo 40mila addetti, ma le grandi strutture, come Aspiag e Omniscom, insieme non superano le 1.500 unità. Una miriade di piccole e piccolissime imprese in cui il sindacato non riesce ad entrare».

            Alfred Ebner della Cgil aggiunge: «L’aumento dei prezzi lo vivono per primi proprio gli addetti del commercio, che aggiornano i prezziari nelle loro aziende. Con 900 euro al mese non possono fare nemmeno la spesa, altro che comprare casa o mettere su famiglia ».

            I sindacati, però, vogliono andare oltre. «Chiediamo la solidarietà dei consumatori — sottolinea Ebner — che possono aiutarci con lo stop al carrello. Sabato nessuno faccia la spesa. So che è un sacrificio, ma può dare un segnale di grande solidarietà nei confronti degli addetti del commercio, spesso sfruttati e costretti, da contratti precari, a non aderire alle manifestazioni sindacali. Vogliamo dare voce a questi lavoratori, che coraggiosamente tenteranno di farsi sentire per ottenere non privilegi, ma solo una condizione lavorativa decente. Molti, con contratti part time da 20 ore, ne lavorano anche 36. E tutto questo nel silenzio generale. I metalmeccanici godono molta attenzione dai media. Ai poveri commessi nessuno dà spazio. E questo ci penalizza ulteriormente».