Bologna. McDonald’s si converte alla dieta mediterranea

17/11/2003







 Bologna – 17 novembre 2003



E il McDonald’s si converte alla dieta mediterranea

      BOLOGNA — Carne, pane, frutta rigorosamente tricolori nella più grande catena italiana di fast food. Anche McDonald’s, colosso mondiale della ristorazione veloce, spesso preso a bersaglio come simbolo della omologazione gastronomica e della cucina ‘globale’, punta sulla dieta mediterranea, alleggerisce cibi, cotture e preparazioni. Punta su insalate, capresi, macedonie di frutta pensando ai bambini, ma anche al colesterolo degli adulti. E, nell’epoca della sicurezza alimentare, rende ancor più rigorosi i propri standard di qualità e igiene, garantendo la tracciabilità dei prodotti serviti: da hamburger, patatine e panini è possibile risalire all’origine delle materie prime.
      «Sosteniamo il made in Italy — dice Mario Resca, presidente di McDonald’s Italia — e siamo già oggi un partner importante della filiera agroindustriale italiana. La nostra spesa annua per materie prime supera i 60 milioni di euro».
      La carne è da sempre tutta italiana. Il pollo arriva dalla romagnola Amadori; il piatto forte, gli hamburger, sono prodotti dalla Inalca del gruppo Cremonini senza l’aggiunta di grassi, conservanti, aromi, utilizzando i quarti anteriori di vacche di non più di 3 anni di vita. Il tenore di grasso naturale contenuto nelle ‘polpette’ è standard, attorno al 20% e si dimezza dopo la cottura effettuata sulla piastra, senza bisogno di olio o burro.
      Le novità più recenti riguardano il pane e la frutta. Grazie a un accordo col Consorzio agrario di Ferrara, McDonald’s punta ad utilizzare per i propri panini (i mitici ‘bun’, la cui ricetta è un segreto industriale come la Coca Cola) unicamente farine prodotte da grano italiano, controllate fin dall’origine. Le farine, 50mila quintali, prodotte col grano degli agricoltori ferraresi e rodigini diventano pane nello stabilimento della East Balt di Bomporto di Modena, capace di sfornare 1 milione di ‘buns’ al giorno.
      «Un esempio — dice il direttore del Cap ferrarese Adriano Facchini — di felice valorizzazione delle produzioni locali garantendo qualità e tracciabilità. Il nostro grano, un cocktail varietale messo a punto assieme all’Università di Padova, va a sostituire i costosi grani di forza australiani e canadesi di cui si riforniva prima McDonald’s».
      Da Ferrara (dall’azienda Macè di San Carlo) arriva anche la frutta per le macedonie inserite nel menù dei bambini. «Pensiamo anche ai consumatori con problemi dietetici — aggiunge Resca — quindi spazio a frutta e verdura fresca, agli yogurt, ai succhi. E nei nostri ristoranti saranno disponibili informazioni sui valori nutrizionali degli alimenti, con l’indicazione dei principi nutritivi, calorie, grassi, ecc.». E col gruppo Cremonini la sintonia è totale, in particolare nella strategia di rilancio della carne bovina dopo la bufera ‘mucca pazza’.
di Lorenzo Frassoldati






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