Bologna. «Le nuove sfide? Tutelare i precari»

03/02/2006
    venerd� 3 febbraio 2006

    Pagina II – Bologna

      INCHIESTA

        A colloquio con i delegati sindacali della Cgil su contratti a termine e lavoro interinale

          �Le nuove sfide? Tutelare i precari�

            di Andrea Bonzi
            inviato a Rimini

              � dura fare il delegato sindacale. Soprattutto se hai passato da poco i trent’anni e la tua azienda si trova coinvolta nel crack Parmalat. Eppure �ci si rimbocca le maniche e si lavora, e oggi possiamo dire di aver raggiunto diversi obiettivi�. Chi parla � Damenic Guarraggi, 35 anni, delegato della Flai-Cgil e dipendente della New Latte di Reggio Emilia, che ne conta 300. Una delle societ� che si � ritrovata in amministrazione controllata dopo l’esplosione del caso Tanzi

                �Nel 2003 si respirava un clima pesante, avevamo 9 milioni di euro di debiti – spiega Guarraggi -. Nei due anni successivi l’azienda ha avuto un utile, segno che il lavoro paga�. La difficile situazione ha rinsaldato il legame fra sindacato e lavoratori. �All’inizio tra i colleghi giovani qualche diffidenza verso il sindacato c’era, il rapporto � diventato col tempo pi� diretto – continua Guarraggi -, e anche il numero di tessere fra gli under 35 � cresciuto�. Aver vissuto sulla propria pelle le problematiche dei nuovi arrivati in azienda pu� aiutare: �Sono stato precario per 5 anni, con contratti da 3 a 6 mesi, rinnovati dopo due settimane di stop – racconta Guarraggi -, tra le prime cose che ho voluto fare � stato battermi per la stabilizzazione del lavoro, una ferita che brucia ancora�. Circa 35 erano i lavoratori precari, da anni, alla New Latte: �Li chiamavamo "stagionali stagionati", come il Parmigiano – scherza il delegato -, pur essendo impiegati in lavorazioni indispensabili�. Ora, l’ultimo accordo prevede che, dopo 18 mesi l’azienda debba decidere se assumerli definitivamente o meno.

                  Lunghe storie di precariato – il problema numero uno fra i giovani lavoratori – anche quelle raccontate da Monica Forni, 35enne delegata della Filcams-Cgil di Bologna e addetta alla Cicc, il consorzio (da 350 dipendenti) che gestisce i magazzini per le maggiori cooperative della grande distribuzione, come Coop Adriatica e Coop Estense. L� la vertenza si � aperta ad aprile scorso per la volont� di esternalizzare una parte del servizio di facchinaggio alla Coop Saragozza, ma �l’uso smodato di contratti a termine e interinale era partito prima�. Il fatto, poi, di essere in una cooperativa �fortemente sindacalizzata� ha acuito la �delusione� di lavoratori e delegati. Essere giovani � servito anche a reagire: �Alcuni lavoratori storici – spiega Forni – non potevano credere alla decisione di esternalizzare. Mentre non � stato facile mobilitare alcuni colleghi, spesso immigrati, che non hanno mai preso contatto con il sindacato. Il punto � che molti si avvicinano alle organizzazioni solo quando ne hanno necessit�, a meno che non ci sia una tradizione di famiglia alle spalle. � un po’ come con la politica: bisogna occuparsene, altrimenti � lei che si occuper� di te�. La lotta ha portato all’assunzione di una buona parte di lavoratori precari, ma l’esternalizzazione � rimasta.

                    L’incertezza del posto aumenta anche in un settore strutturato come quello metalmeccanico: Antonio Petrillo, funzionario della Fiom di Modena, reduce dalla battaglia per il contratto nazionale, sottolinea come �ormai il 70% delle assunzioni nel Modenese sia fatta con contratti a termine�.

                      In uno dei polmoni dell’industria italiana, il problema � sempre quello, e coinvolge in primis i pi� giovani. �Le grandi aziende sono sindacalizzate, sono i piccoli imprenditori, magari quelli da poco sul mercato, che fanno pi� fatica e, anche se non te lo dicono in modo diretto ti fanno capire che se il sindacato non entra in fabbrica � meglio�.