Bologna. La Coop fino all´ultimo sconto

28/05/2004

BOLOGNA

VENERDÌ, 28 MAGGIO 2004
 
Pagina VIII – Bologna
 
Domani assemblea di bilancio, con l´obiettivo di combattere l´inflazione.
E nei primi mesi del 2004 il fatturato è salito dell´1,4%
 
La Coop fino all´ultimo sconto
 
Stefanini: "Il taglio dei prezzi sta pagando, nonostante la crisi diffusa"
 
 
 
 
LUCIANO NIGRO
    Tempi sempre più duri per le massaie che in aprile hanno speso meno dell´anno prima. E quando comprano ci pensano due volte. Basta dire che un anno fa i discount, fermi da quasi un decennio, hanno aumentato le vendite del 20%. Anche per questo la Coop è passata al contrattacco e sta scommettendo tutto su una politica taglia prezzi e taglia inflazione. Centocinquanta prodotti convenienti del discount, 1000 a prezzo bloccato, 150 a marchio Coop scontati del 10%, sette prodotti freschissimi (compresi i pomodori a 0,98 euro al chilo) col cartellino costantemente più basso dei concorrenti. E´ una battaglia all´ultimo cent quella che si è aperta nella grande distribuzione alimentare.
    E Coop Adriatica la sta combattendo duramente, a costo di ridurre i già esigui margini di profitto. Funziona? «Nei primi quattro mesi del 2004 abbiamo aumentato il fatturato del 3,14%» dice Pierluigi Stefanini alla vigilia dell´assemblea di bilancio convocata per domani al Carlton Hotel. Non male, se si pensa ai tempi magri per la spesa degli italiani, ma comunque sotto il 7% pronosticato alla fine del 2003. «Il fatto è che dopo tre anni di stasi e economica, con il pil sostanzialmente bloccato – nota Stefanini – la gente fa sempre più fatica e nel paese c´è un clima di sfiducia».
    La scossa che Coop Adriatica ha deciso di dare è quella di prezzi. Da un lato spinge sempre di più su etichette a marchio Coop, dall´altra su una politica anti-inflazione. «I nostri prezzi – giura il presidente della Coop – sono dell´1,4% più bassi in media rispetto alle altre catene di distribuzione. Nel 2003 il costo dei nostri prodotti è cresciuto dello 0,9% contro un più 3,1% registrato dall´Istat».
    Guerra all´inflazione, per continuare a conquistare soci e clienti, dunque, anche a costo di contenere gli utili. Qualcosa del genere è già accaduto nel 2003.
    Un anno nel quale Coop Adriatica è cresciuta, ha raggiunto il miliardo e 700 milioni di fatturato (in tre anni è cresciuta di più del 33%) e l´utile netto, dopo le tasse e gli investimenti, è stato di 16,2 milioni. Molti? Pochi? Per averne una idea il bilancio di sostenibilità sociale di Coop Adriatica sottolinea che il ristorno ai soci è stato di 8,6 milioni e in generale i soci hanno beneficiato di un risparmio complessivo di 70 milioni, quasi 100 euro a testa visto che sono più di 759 mila le persone con la tessera Coop in tasca. E il loro numero cresce continuamente anche perché è nei confronti dei clienti più fedeli che Coop Adriatica indirizza sempre più spesso le sue promozioni. Soci che sono arrivati a prestare alla cooperativa un miliardo e 631 milioni di euro, una montagna di denaro, il volume d´affari di due piccole banche locali. La ragione? Non solo i tassi d´interesse (da un minimo dello 0,85% per le piccole somme a un massimo del 2% per le più grosse, inferiori, comunque, ai 30.000 euro). Per Stefanini si tratta di «un ritorno alle radici della cooperazione, alla prima coop di consumo nata 150 anni fa, quando gli operai si mettevano insieme per ridurre il costo delle merci e i più benestanti prestavano i soldi per gli acquisti». Per questo, spiega, un colosso commerciale con 8130 dipendenti vende prodotti senza Ogm e biologici, favorisce il commercio equo e solidale, ha tolto «barriere per disabili nel 78% dei nostri spazi e toglieremo anche il resto». Per questo, dice, combattiamo il disagio degli adolescenti, portiamo la spesa in casa, gratis, a 1100 persone, e con «last minute market» sfamiamo ogni giorno 200 persone (140 mila chili di prodotti recuperati in un anno). «La Coop e i suoi soci donano un milione e 200 mila euro per iniziative di solidarietà, per dare acqua ai paesi più poveri, e sostenere «Medici senza frontiere» e la Caritas. E´ poco per definire sociale un´impresa commerciale? «Di certo – dice Stefanini – faremo sempre di più per restare ancorati e fedeli a quei principi mutualistici che portarono alla nascita delle prime cooperative di consumo. E´ da lì che veniamo».