Bologna. «In calo turisti e consumi ma il governo è indifferente»

22/09/2004


            mercoledì 22 settembre 2004

            «In calo turisti e consumi ma il governo è indifferente»
            Berlusconi promette 300 milioni al settore ma l’assessore regionale Pasi è scettico: «Aspetto i fatti»

            Natascia Ronchetti


            BOLOGNA Pare che Berlusconi abbia cominciato a intravedere i problemi del turismo, dice l’assessore regionale Guido Pasi, da Genova, dove ieri si è conclusa la conferenza nazionale su un settore sfiancato dalla riduzione dei consumi e da tre anni di indifferenza del governo. Pasi si era presentato con un malloppo di dati su una flessione che per l’Emilia Romagna si tradurrà probabilmente, nel 2004, in un bilancio di 39 milioni di presenze, contro le 40 dell’anno precedente. Sintesi di Pasi: «Berlusconi ha promesso 300 milioni di euro, ma non ha specificato nè come nè quando». Gli è corso dietro il ministro alle Attività Produttive Antonio Marzano – sotto tutela dopo la decisione di affidare a Gianni Letta il tavolo di coordinamento Governo-Regioni sul turismo -, aggiungendo che i soldi per l’Enit paralizzato passeranno dagli attuali 25 milioni a 50. Tutto da verificare, dice scettico Pasi, «perchè per raddoppiare gli stanziamenti servirà un collegato alla Finanziaria… Li attendiamo alla prova dei fatti, dal 2001 in poi il turismo nazionale ha pagato mancanza di idee, iniziative, risorse. Il problema non è il decentramento di competenze alle Regioni, ma la mancanza di finanziamenti. Berlusconi ci ha promesso entro 15 giorni la convocazione di un tavolo di lavoro con Letta. Anche su questo, vedremo». Si resta in attesa, insomma.
            Dopo Genova, dove le categorie economiche compatte hanno riconfermato l’allarme per la perdita di posizione della destinazione Italia sul mercato internazionale, le Regioni – Emilia Romagna e Toscana in testa – attendono segnali.

            Il governo ha già testato il peso politico della crisi, con la Fiavet che ha disertato la conferenza in segno di protesta, i tour operator di Federturismo Confindustria che hanno denunciato un calo di 90 mila arrivi e paventato la possibile perdita di 6 mila posti di lavoro. Spiega il responsabile nazionale turismo di Legacoop (350 imprese in Italia, 70 in Emilia Romagna) Maurizio Davolio: «Si sente l’assenza di un coordinamento nazionale, di una guida, di risorse adeguate, c’è il problema dell’Enit che si trascina da anni… Noi nel turismo proponiamo un modello cooperativo che fa leva sui temi dell’ospitalità e dell’accoglienza, sulle relazioni. A Genova abbiamo percepito un lieve miglioramento, e questo è da attribuire soprattutto al ruolo svolto dalle Regioni. Ma la crisi c’è, è vera, anche se qualcuno tende a minimizzare. Il calo delle presenze turistiche produce calo del lavoro e aumenta la precarizzazione». Alla conferenza, in attesa di Berlusconi e Marzano (arrivati quasi al termine, ieri pomeriggio), si è presentato con la proposta dei casinò in ogni regione per dare linfa al turismo il ministro Urso. Pareva quasi che fosse lui il titolare della delega, hanno fatto notare i presenti. La casa da gioco potrebbe scatenare un po’ di appetiti anche in Emilia Romagna, far scattare la rincorsa a Salsomaggiore, a Riccione; ma il terreno è scivoloso, per tanti l’aspetto l’etico – il timore della criminalità indotta dal gioco d’azzardo – è un freno a mano tirato.

            Per la Cgil regionale davanti ai «nodi del turismo, sempre più strutturali, dalla Conferenza di Genova emerge una preoccupante inadeguatezza sulle misure da adottare da parte del governo per il rilancio del settore. Per non parlare del lavoro. «In due giorni – dice Roberto Battaglia -, e con le tante discussioni e dibattiti, non una è stata dedicata al tema del lavoro, nel senso della sua qualità, del suo valore fondamentale per l’offerta dei servizi turistici, della condizione lavorativa di oltre un milione di addetti. Non una parola».

            Poco ottimista, nonostante le promesse di Berlusconi, il presidente della Confcommercio di Rimini, Tete Venturini. «Stiamo ancora qui a discutere mentre sul mercato turistico internazionale si sono affacciate 20 mila nuove destinazioni. Dobbiamo affrontare il tema delle infrastrutture, della mobilità, della riforma dell’Enit e di risorse adeguate a sostenere la promozione all’estero. L’Emilia Romagna si è dotata di una buona legge, la legge 7, che ha messo insieme il pubblico e il privato. Ma è inutile trasferire competenze alle Regioni se non sono accompagnate da finanziamenti. Se i problemi li avvertiamo nel Riminese, figuriamoci nel resto del Paese. L’Italia, nel turismo, sta diventando una Cenerentola. E non si sta facendo nulla per creare un nuovo polo turistico del Mediterraneo».