Bologna. E il sindacato si spacca in due

20/12/2002

            Venerdí 20 Dicembre 2002


            ITALIA-LAVORO

            1-E il sindacato si spacca in due

            2-La Regione rilancia il dialogo



            E il sindacato si spacca in due

            Cisl e Uil accusano: c’è una corsa all’egemonia anche in fabbrica


            DAL NOSTRO INVIATO

            BOLOGNA – C’è e ci sarà più conflitto, è vero, ma, dicono i sindacati, perché averne paura? «Le nostre relazioni, che gli imprenditori tanto rimpiangono – dice Danilo Barbi, segretario generale della Cgil regionale – sono nate anche sul conflitto, che ha spinto le aziende a migliorare sempre, a non scegliere la via più breve, che nel caso specifico è quella dei costi. Ma la via maestra resta quella della qualità, lo dimostra la vertenza Fiat di questi giorni, l’innovazione è fondamentale per mantenere competitività. Adesso che gli scenari economici si fanno di nuovo rigidi dovremmo tornare lì e un po’ di sana conflittualità non deve essere temuta». E invece gli imprenditori non solo temono la conflittualità, ma – lamentano i sindacalisti – si rifiutano anche di investire come e dove dovrebbero. «Le grandi famiglie imprenditoriali urbane di una volta – denuncia Barbi – non ci sono più, sono sparite, le nuove generazioni sembrano avere altri interessi». Si investe poco e non si crede nemmeno tanto al sindacato. «Non c’è attenzione delle imprese verso il sindacato – afferma Gian Guido Naldi, segretario dei metalmeccanici Cgil dell’Emilia – trattano con noi, ma per paura del peggio, senza convizione, attenti solo ai rapporti di forza. Manca cultura d’impresa – denuncia – la qualità totale è roba da giapponesi, da noi non ha mai attecchito». Non vorrebbero stravincere, gli uomini della Cgil, gli basterebbe un segnale. «Non chiediamo un’abiura – sottolinea Alberto Morselli, segretario della Cgil di Modena – basterebbe ci dicessero che non sono solo i costi a fare la differenza. Noi siamo disponibili a parlare di diritti, non a negoziare peggioramenti delle condizioni di lavoro». Una posizione politica? Certamente sì, afferma Denis Merloni, segretario della Uil dell’Emilia. «È sempre una forzatura politica – afferma – non c’è nulla di sindacale. Una frattura pericolosa – aggiunge – dalla quale non sarà facile venire fuori, perché non abbiamo paracadute». Una valutazione condivisa da Franco Richeldi, il segretario della Cisl emiliana, che addebita buona parte della responsabilità alla Cgil. «La confederazione – afferma – si è identificata con il progetto di Cofferati, assistiamo a una corsa egemonica sui posti di lavoro che tenta spesso di emarginare la Cisl. Una realtà difficile da gestire – aggiunge – anche perché noi certo non restiamo a guardare». Barbi, il segretario Cgil, è il primo a non negare che le divisioni siano molto forti. Naturalmente nega qualsiasi venatura politica, ma sottolinea le differenze con la Cisl sul modello sindacale. «Cerchiamo di gestire questa situazione con civiltà – afferma – senza esagerare, ma i nodi quando ci sono vengono al pettine». Il pericolo è che la frattura arrivi tra i lavoratori. «Anche perché i lavoratori stentano a capire – sostiene Daniela Incerti, segretaria della Cisl di Parma – e questo ci spinge sulle difensive. Noi ci sforziamo di non dividerci, tentiamo di dialogare, ma fatichiamo molto più di prima e spesso non ce la facciamo». Come finirà questa guerra, nessuno può dirlo. «Sarebbe presuntuoso azzardare una previsione», dice Denis Merloni. E la Incerti non va oltre una generica indicazione di mesi a venire difficili. «Non so dove andiamo – riconosce – ma so che le cose per adesso non miglioreranno».
            M.M.



            La Regione rilancia il dialogo


            BOLOGNA – Un lavoro attivo, forte e continuo per mantenere in piedi la cultura del dialogo tra le parti sociali è svolto in Emilia Romagna dalla Regione che si sforza di non far cadere la linea della concertazione. «È un patrimonio della nostra cultura – afferma Mariangela Bastico, assessore regionale alla scuola, la formazione e il lavoro – un nostro carattere distintivo, un cardine fondativo del nostro sviluppo, lavoriamo per mantenerlo anche quando non è di moda. Lo facciamo perché crediamo che i piani costruiti con la collaborazione e il consenso delle parti sociali siano più utili alle imprese». I risultati non si fanno desiderare, tutti i piani regionali sulla formazione professionale e continua, sulle politiche attive per il lavoro, sui sostegni all’occupazione, sul collocamento sono stati costruiti con la partecipaizone attiva delle parti sociali. «La concertazione non è una bandiera, porta i suoi frutti – afferma la Bastico – per questo abbiamo il consenso anche degli imprenditori, gli stessi che a Roma dicono sia ormai inutile». Nè pesano troppo le divisioni sindacali. «Trovo un po’ accentuato il trascinamento di posizioni nazionali – nota l’assessore – ma discutendo le posizioni si appianano. All’inizio tutti restano fermi sulle rispettive tesi di partenza, poi svolgendo i ragionamenti si nota che queste posizioni si stemperano e si arriva a risultati veri. Per questo andiamo avanti».