Bologna. Cto, in vista 28 licenziamenti

07/07/2004
            BOLOGNA





7 Luglio 2004

Rischio di chiusura per l’azienda di Madrigali (ex Virtus).
I sindacati: «Passeremo a vie legali»
Cto, in vista 28 licenziamenti

Andrea Bonzi

Cosa succede quando partono 28 lettere di licenziamento su 32 dipendenti di un’azienda? Che chiude. Se questo poteva non essere una sorpresa per la Cto di Marco Madrigali (ex patron della Virtus) ormai in crisi da tempo, a «sconcertare» i sindacalisti dell’impresa di Zola Predosa, nel Bolognese, è il trattamento riservato ai dipendenti.

È del 20 aprile scorso l’avvio della procedura di licenziamento per tutti e 33 i lavoratori allora in forza: inizia allora il confronto con l’azienda, «che si dice disponibile a mettere in atto alcune misure alternative alla mobilità», spiegano Andrea Carrà (Filcams-Cgil) e Rosario Cusi (Uiltucs-Uil). Tra queste, la cassa integrazione di un anno prevista per legge nei casi di crisi aziendale e cessazione dell’attività, il ricollocamento di alcune unità negli altri stabilimenti del gruppo, percorsi di riqualificazione professionale e soprattutto la collocazione in mobilità solo nel momento in cui il dipendente trovasse una soluzione alternativa o al termine della cassa.


Invece ieri, ultimo giorno utile per raggiungere un accordo, l’intesa non si è trovata, poiché «l’azienda – continua Carrà – avanza la richiesta di rateizzare la liquidazione dei lavoratori quando già molti di questi, su proposta della proprietà, hanno utilizzato parte del Tfr per acquistare azioni della Cto che sono crollate e ora valgono 30 centesimi l’una». Ovvero: 12 mesi di Cig senza anticipo, poi la mobilità e un’altra rateizzazione del tfr fino al luglio 2006: «Ma allora chi si ricorderà di saldare quelle quote?», chiede Carrà.


L’unica proposta dell’azienda «è l’immediato licenziamento: le lettere sono già partite per quasi tutti i 28 lavoratori – fa sapere Carrà -, mentre la procedura concorsuale di liquidazione al tribunale è fissata per settembre. Ma allora i licenziati non saranno più in forza, e allora addio ammortizzatori sociali». Il tutto «per risparmiare un po’ di euro – osserva Carrà – visto che il mancato accordo prevede una penale da pagare all’Inps in 30 mesi, in modo più rateizzato». Ora i sindacati stanno pensando di «impugnare i licenziamenti per vie legali – chiude Carrà -. Pensare che, se avessero firmato l’accordo, per i lavoratori sarebbe partita la cassa integrazione di un anno per legge».