Bologna. Coop, i conti con la guerra

16/10/2001

16 Ottobre 2001







 

"Il turismo è crollato, reggono solo gli Iper" Parla il presidente regionale Giuliano Poletti: "In alcuni settori rischiamo la cassa integrazione"
Coop, i conti con la guerra


LUCIANO NIGRO




«Per le agenzie di viaggio come Robin Tour la botta è stata pesante: il 3035% di riduzione dell’attività. In allarme tutto il mondo turistico, 7000 persone occupate nelle cooperative, dai bagnini ai tour operator. Se la crisi non rientrerà presto si dovrà affrontare la questione della cassa integrazione nelle piccole aziende». In partenza per Seul, dove è volato per eleggere Ivano Barberini alla guida dell’organizzazione mondiale della cooperazione, Giuliano Poletti, presidente regionale di LegaCoop, fa il punto sugli effetti che la crisi internazionale che si è aperta l’11 settembre ha prodotto in Emilia Romagna. Effetti in qualche caso tanto vistosi da far ipotizzare misure di emergenza come la riduzione dell’Iva o la cassa integrazione, mentre in altri casi è la Regione che viene chiamata in causa per una riduzione dell’Irap alle cooperative di servizi. Un momento decisamente non facile per il gigante rosso dell’economia, un mondo che rappresenta 1700 imprese con un milione e 800 mila soci e un giro d’affari di 25 mila miliardi, che ha appena dovuto ingoiare la nuova legge sul diritto societario considerata un attentato alla tradizione mutualistica del mondo cooperativo.
Dopo gli attentati alle torri gemelle che cosa è cambiato per voi?
«I segnali sono contraddittori. I consumi per fortuna non diminuiscono. Supermercati e ipermercati continuano ad avere buoni livelli di vendita. In generale si assiste a un generale rallentamento che in alcuni settori, come le ceramiche, era già vistoso e che potrebbe accentuarsi. Il guai veri, per ora sono solo nel turismo».
Cosa vi aspettate?
«Speriamo che passi, perché se l’incertezza durerà a lungo, le aziende andranno in crisi. E non basterà più anticipare le ferie, come si sta facendo ora».
Licenziamenti?
«Cassa integrazione o riduzione dell’Iva, ma occorre un provvedimento del governo».
Alla Regione cosa chiedete?
«La Regione può poco su questo versante. Piuttosto può dare una mano alle cooperative dei servizi che con l’introduzione dell’Irap hanno perso benefici che prima avevano e si trovano in difficoltà».
Volete la riduzione dell’Irap?
«Compatibilmente con i bilanci regionali, ci aspettiamo un atteggiamento benevolo da viale Aldo Moro».
Come avete incassato il famoso articolo 5 della legge sul falso in bilancio.
«Male. Centinaia di migliaia di firme non sono servite a nulla. Ma non ci daremo per vinti. Per prima cosa faremo in modo che le cooperative non riconosciute costituzionalmente siano il minor numero possibile».
E le grandi coop diventeranno imprese come le altre?
«Quello che accadrà lo decideranno i decreti delegati di attuazione della legge ai quali abbiamo messo al lavoro uomini di cultura d esperti. Ma le Coop non abbandoneranno l’ispirazione mutualistica dalla quale hanno avuto origine. Se anche perderanno i vantaggi fiscali, chiedo che scrivano nei loro statuti il rispetto di principi cooperativistici come la messa a riserva indivisibile degli utili».
E una coop di consumo i finanziamenti per crescere dove li troverà?
«Una qualche forma per ricorrere al capitale di rischio, che si tratti di obbligazioni o di prestito sociale, dovranno pure concedercela, no?»
Lei va a Seul, dove Barberini verrà proposto alla presidenza dell’Alleanza cooperativa internazionale. Già si parla di un cambio al vertice della Legacoop.
«Mi pare prematuro e fuori tempo. Certo il compito che Barberini assumerà non è irrilevante perché l’alleanza sta di casa a Ginevra e ha 800 milioni di associati nel mondo».
In molti però chiedono un ricambio immediato.
«Di certo io a quella lista non mi iscrivo. Mi parrebbe sgradevole farlo».