“Bolkestein” Una direttiva con tanti buchi (L.Gallino)

17/02/2006
    venerd� 17 febbraio 2006

    Pagina 37 – Economia

      Una direttiva con tanti buchi
      non c�� solo l�idraulico polacco

        Salta il principio del paese d�origine. Fiori per la tedesca Gebhard, artefice dell�intesa
        Le nuove norme impediscono che i "prestatori di servizi" all�estero siano ostacolati

          Luciano Gallino

          Il testo originale della direttiva Bolkestein propone come suo principale obiettivo l�istituzione di un "quadro giuridico che sopprime gli ostacoli alla libert� d�insediamento dei prestatari di servizi e alla libera circolazione dei servizi tra gli stati membri." Molti passi successivi rendono evidente che gli ostacoli da rimuovere riguardano soprattutto persone fisiche che vogliono stabilirsi in un altro stato membro per fornirvi dei servizi, o che intendono spostarsi temporaneamente per la stessa incombenza. Il collegamento tra persone che si spostano da un paese all�altro della Ue per rendere servizi ad altri persone � implicito anche nei richiami ad attivit� come la distribuzione, le agenzie immobiliari, l�artigianato, il turismo, le professioni regolate (notai, architetti ecc.), le piccole e medie imprese interessate a rendere servizi transfrontalieri.

          Ora, salvo che su questi punti la versione approvata ieri dal Parlamento di Strasburgo sia stata radicalmente innovata nelle ultime ore, al di l� delle modifiche su cui i commenti si sono concentrati, non si vede il motivo per cui essa debba essere considerata un disastro dai fautori della liberalizzazione della circolazione dei servizi, oppure un discreto progresso rispetto alla precedente da chi si preoccupa piuttosto delle condizioni di lavoro. Ai primi sembra sfuggire il fatto che la maggior parte dei servizi che davvero contano sul Pil della Ue non sono quelli dell�idraulico polacco o dell�infermiera lituana che vorrebbero lavorare a Marsiglia, e nemmeno quelli dell�architetto ungherese che vorrebbe lavorare liberamente a Roma. Sono quelli che uno studio di progettazione computerizzata a Budapest rende a un�impresa di costruzioni di Milano, facendo spostare non poche persone al mese, bens� miliardi di bit al secondo. O quelli che un gruppetto di informatici estoni rendono a una compagnia d�assicurazioni di Francoforte, citt� da loro mai vista. O magari quelli che un laboratorio odontotecnico di Bratislava rende a uno sconosciuto dentista di Edimburgo. Questi servizi transfrontalieri sono al presente assai liberi da ogni ostacolo tecnologico, giuridico, sindacale o finanziario. Tanto che forse varrebbe la pena di immaginare una apposita direttiva del Parlamento europeo intesa a regolarli, almeno in modesta misura, non foss�altro perch� � dato pensare che attraverso di essi passino non poche forme di "tax avoidance" e di artifici contabili. La direttiva Bolkestein questi temi non li sfiora nemmeno. Internet, su quasi 90 pagine, � menzionata due volte. Invece si insiste sul fatto che lo sportello unico per le imprese deve essere accessibile "per via elettronica".

          Come noto, la modifica pi� importante della Bolkestein licenziata dal Parlamento europeo riguarda la soppressione del principio del paese d�origine. Ci� significa che l�idraulico polacco non potr� pi� far concorrenza ai colleghi di Firenze accettando d�esser pagato 2 euro l�ora, oppure lavorando 10 ore al giorno come faceva a Cracovia in base al suo contratto di lavoro. L�abolizione di questo principio, dovuta a un accordo tra gli europarlamentari socialisti e conservatori, � stata accolta con favore anche dalla Confederazione europea dei sindacati. Posto che ci si pu� aspettare che siano pi� numerosi i lavoratori della Ue orientale che vengono da noi a cercar lavoro che non l�inverso, essa va certo vista come un contributo positivo al mantenimento delle migliori condizioni di lavoro prevalenti nella Ue occidentale. Ci si pu� per� chiedere se si � riflettuto abbastanza su una possibilit� contraria: che i dipendenti di un�impresa italiana (o francese o belga), visto che il principio del paese d�origine � stato abolito, si vedano offrire di andare a lavorare in Polonia o in Bulgaria, alle condizioni di lavoro vigenti in quei paesi: 300 euro al mese, e orari molto pi� pesanti. E� qualcosa di pi� che un�ipotesi remota, perch� offerte del genere sono gi� state abbozzate da imprese italiane, al fine di ridurre – han detto – il rischio di dover delocalizzare tutta la fabbrica.

          In attesa che la versione completa e definitiva della Bolkestein chiarisca se questi buchi sono stati per caso colmati, converrebbe forse averli presenti per giungere ad una valutazione realistica dei suoi possibili effetti.