“Bolkestein” Sindrome (R.Petrella)

17/10/2005
    sabato 15 ottobre 2005

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    Sindrome Bolkestein

      Riccardo Petrella

        Ci furono degli anni in cui l’Europa – il processo d’integrazione politica, sociale ed economica – rappresentò per la grande maggioranza dei cittadini dell’Europa occidentale la volontà e la speranza di costruire una società più democratica, capace di superare le derive dei nazionalismi distruttori, e più giusta socialmente, grazie a un welfare europeo dove i lavoratori, e non solo, gli imprenditori, i mercanti, i finanzieri, avrebbero trovato maggiori opportunità di benessere anche grazie alla libertà di movimento e di un «mercato» del lavoro unico e a una politica di sviluppo territoriale e sociale mirante all’eliminazione delle disuguaglianze regionali e sociali.

        Da una trentina di anni, le classi dirigenti europee, compresa una parte importante, in molti paesi, di quelle dette di sinistra e progressiste, hanno spappolato il sogno, ne hanno distrutto le ragioni di essere promuovendo una concezione dell’Europa fondata sulla dis-integrazione politica e sociale a favore di un’integrazione mercantile e finanziaria ispirata dalle logiche dell’economia capitalista mondializzata, liberalizzata, deregolamentata, privatizzata e competitiva. Prova ne é il fatto che dopo quasi cinquanta anni di «integrazione» le due sole realtà espressione dell’integrazione europea sono il mercato unico (senza politiche economiche e sociali comuni) e la moneta unica (senza una politica monetaria e finanziaria comune esercitata dal potere politico ma dalla indipendente Banca centrale europea, istituzione separata dalle istituzioni dell’Unione europea.

          L’Europa non fa più sognare, anzi le classi dirigenti europee son riuscite a far sì che si diffonda fra le popolazioni dell’Europa, anche nei paesi di fresca integrazione, una crescente ostilità e paura nei confronti dell’Unione europea.

            La Direttiva Bolkestein é l’esempio più eclatante dell’ostilità e delle paure. Se approvata, tradurrà in termini forti il principio che la società é soprattutto un mercato, un insieme di transazioni di scambio tra individui per l’accesso ai beni e ai servizi considerati essenziali alla vita, dove ciascuno ha la legittimità di perseguire l’ottimizzazione della sua utilità individuale. Sparisce cosi il concetto stesso di interesse generale, di benessere comune e quindi del vivere insieme. Sparisce la nozione stessa di servizio pubblico. Per la prima volta nella storia europea, i servizi pubblici che sono nati e si sono sviluppati attorno ai diritti umani e sociali, universali, , sono sottomessi ai meccanismi di rivalità e quindi di esclusione. Che regressione sociale maggiore! C’è da domandarsi se i dirigenti europei che oggi dominano l’Unione europea si rendono conto di quel che stanno facendo.

              La Direttiva Bolkestein, altresì, demolisce la democrazia nazionale ed europea perché toglie agli stati membri il potere di decidere cos’é un servizio pubblico trasferendo alla Commissione europea il potere esclusivo di decisione in materia di servizi, di tutti i servizi in tutti i campi, nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio. Essa demolisce altresì la democrazia locale e regionale.

                È grazie ai servizi pubblici che sono state costruite da noi la partecipazione dei cittadini, la coesione sociale e la solidarietà territoriale. La mercificazione e la privatizzazione dei servizi pubblici distruggeranno un patrimonio sociale e umano irripetibile, risultato di una grande storia di lotte politiche per la giustizia, l’uguaglianza, la libertà e la fraternita. Non dobbiamo avere alcun desiderio dell’Europa alla Bolkestein