“Bolkestein” S.Pezzotta: «La direttiva è sbagliata»

28/10/2005
    giovedì 27 ottobre 2005

    ITALIA LAVORO – Pagina 22

    «La direttiva è sbagliata –
    Servono accordi europei»

      Pezzotta: non vanno cancellati i contratti e le garanzie nazionali

      Massimo Mascini

        ROMA – La vicenda del l’azienda lettone in Svezia è per Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, l’ennesima riprova del fatto che la direttiva Bolkestein è sbagliata, perché rischia di smantellare i sistemi contrattuali nazionali. Per questo pensa che sarebbe necessario mettere a punto un sistema di regole europee.

        Pezzotta, passerà la direttiva Bolkestein?

          La questione è demandata in sede europea. A mio avviso quella direttiva andrebbe reimpostata. Noi ci siamo sempre opposti e le ultime vicende ci stanno dando conferma delle nostre ragioni.

          Perché vi siete opposti?

            Perché si vorrebbero applicare dei contratti diversi da quelli pattuiti e questo sarebbe lo smantellamento dei sistemi nazionali, tanto più in assenza di una contrattazione europea.

            Sarebbe un pericolo?

              Certo, si scatenerebbe il dumping sociale e contrattuale e questo sarebbe un dramma, per i lavoratori, ma anche per le imprese. Non avremmo più parametri. Sarebbe lo scompaginamento del sistema contrattuale, non possiamo accettarlo.
              Ma la costruzione europea parte proprio dalla libera circolazione delle merci e delle persone.
              Nessuno nega i principi alla base dell’Europa. Ma la costruzione di questa nuova realtà politica va accompagnata dalla definizione di un corretto sistema di relazioni industriali.

              Ci state lavorando?

                No, perché i nostri interlocutori, perché l’Unice, la rappresentanza europea degli industriali, rifiuta costantemente il confronto con la Ces sui temi importanti. E così siamo senza regole. E invece ormai regole chiare sono indispensabili. Non sono mai stato innamorato di soluzioni legislative, ma credo che sia giunto il momento di avere nuove norme.

                Altrimenti?

                  Il pericolo è che torni indietro l’idea europea.

                  Perché ormai è arrivato l’idraulico polacco temuto dai francesi?

                    Certo. Se non traiamo lezioni da quello che ci capita vuol dire che viviamo in un altro mondo. A meno che qualcuno non abbia l’obiettivo di scompaginare tutto il sistema per imporre una visione uguale a quella in vigore negli Stati Uniti. Ma quella cosa non serve all’Italia. Noi vogliamo allargare l’economia sociale di mercato, non restringerla. Non l’accetteremo.

                    Vi accusano di non reggere la sfida del mercato.

                      Io non lo conosco il mercato, non so chi sia, chi sia questo soggetto. So però che non voglio che valga la regola del più forte. A questo non ci sto. Noi siamo per l’equità e la giustizia sociale.

                      Dicono che così non si compete con la Cina.

                        Con la Cina si compete innovando, non riducendo la qualità delle condizioni di vita della gente. Noi abbiamo accettato la sfida della flessibilità, siamo il sindacato della partecipazione, siamo responsabili. Importante è confrontarsi, magari anche confliggere, perché così si trovano le soluzioni, anche nei momenti di difficoltà. Se il sindacato si è indebolito è stato solo per colpa dei Governi che hanno ucciso la concertazione.

                        Anche per contraddizioni interne al sindacato.

                          Sì, non sono mancate, ma cerchiamo di superarle. Adesso stiamo confrontandoci sul tema dei contratti, che dovremo risolvere. Ma non ci ha aiutato il documento di Confindustria, troppo conservativo, capace solo di irrigidire le relazioni industriali.