“Bolkestein” Qualcosa di buono nel compromesso (A.Panzeri)

13/02/2006
    luned� 13 febbraio 2006

      Pagina 26 – Opinioni

        Bolkestei
        C’� qualcosa di buono nel compromesso

          di Antonio Panzeri
          Vicepresidente Commissione Affari sociali e Occupazione al Parlamento europeo.

            M aurizio Ferrera, nell’intervento pubblicato sabato 11 su queste colonne, descrive tutta la sua delusione sul possibile esito finale della direttiva Bolkestein. Vorrei contrapporre, al suo argomentato pessimismo, un ragionevole ottimismo. Il tema posto dalla direttiva servizi � assai importante. Creare migliori condizioni per la libera circolazione dei servizi equivale a dare un impulso alla dinamica insita nel mercato interno e, quindi, rafforzare la competitivit�, la crescita e la creazione dell’occupazione nell’economia europea. Se questo � l’obiettivo verso il quale tendere, � giusto chiedersi se la direttiva originaria rispondeva o meno a questi criteri e se era in grado di proteggere i consumatori senza �distruggere� la coesione sociale. � in questo quadro che ci siamo posti con forza la domanda se fosse davvero necessaria una strada che, nell’idea di favorire i consumatori, identificasse nel principio del �massimo ribasso� il futuro dell’Europa. Guardiamo cosa � successo da noi, con quella logica, negli appalti: non sono garantiti n� i consumatori n� i lavoratori. Non penso che l’avvenire dell’Europa possa essere identificato nell’incentivare fenomeni di dumping normativo e sociale. Soprattutto se l’obiettivo � e rimane quello dell’armonizzazione. Conosco l’obiezione che pu� essere avanzata e cio� che il processo di armonizzazione ha tempi lunghi, mentre abbiamo l’esigenza di operare immediatamente.

            A questa obiezione rispondo che ci� che si vuole e si deve fare oggi non pu� pregiudicare il futuro. L’accordo di compromesso, raggiunto tra Ppe e Pse sul cosiddetto �principio del Paese d’origine�, indica sostanzialmente che un’impresa che voglia estendere la propria attivit� oltre i confini nazionali non si trascina dietro il proprio diritto personale, imponendolo ovunque vada, ma l’accento si sposta, in positivo, sul dovere di ogni Stato membro di assicurare, a qualunque impresa, la libert� di prestare il servizio, senza subire vincoli di cui non siano comprovate la necessit�, la proporzionalit� allo scopo perseguito ed il carattere non discriminatorio. Tale soluzione altro non � che una indicazione formale a tutti gli Stati perch� non frappongano, e anzi eliminino, gli ostacoli alla libera circolazione, garantendo l’assetto libero e concorrenziale della prestazione di servizi.

            In questo modo, tra l’altro, l’impresa non � titolare di una sorta di immunit�, ma titolare di una libert� da esercitare responsabilmente. Tutto � perfettibile, sia chiaro, ma sarebbe un imperdonabile errore, ora, non dare il giusto peso alla via di un processo che, per poter essere completato, ha bisogno che si pongano all’ordine del giorno i temi dell’armonizzazione fiscale e di quella sociale. Su una cosa convengo con Ferrera: la fase di difficolt� nella quale si trova l’Europa imporrebbe pensieri lunghi. Ma pensieri lunghi e leadership sembrano merce rara. Per questo ritengo che, nella situazione data, sia sempre meglio iscriversi alla scuola di Monnet, quella dei piccoli passi.