“Bolkestein” Nessuna invasione dall’Est Europa

10/02/2006
    gioved� 9 febbraio 2006

    Pagina 8 – CAPITALE/LAVORO

      Nessuna invasione dall’Est Europa

        Ue, sta per scadere il blocco alla circolazione per i lavoratori dei nuovi stati

          A. D’ARG.
          BRUXELLES

            Il primo maggio 2004 i lavoratori dei nuovi stati membri venivano lasciati fuori dalla festa dell’allargamento della Ue, bloccati alle frontiere della vecchia Europa a 15 per il timore di perturbazioni nel mercato del lavoro dei paesi ricchi. Solo Regno unito, Irlanda e Svezia aprivano le loro porte, gli altri o le chiudevano o istituivano un sistema di quote alquanto selettivo. Il 30 aprile di quest’anno scadono i primi due anni di blocco, un periodo che i 12 paesi interessati potranno ampliare di altri tre anni a loro piacimento. In vista di questo appuntamento la Commissione ha presentato ieri un rapporto che mira a smontare con la forza delle statistiche i timori e i peggiori istinti delle capitali europee e delle loro piazze. Le cavie sono i tre paesi dell’apertura, che hanno registrato flussi migratori non particolarmente rilevanti: nel Regno unito sono stati registrati 220 mila nuovi lavoratori; 160 mila in Irlanda e appena 8 mila in Svezia. �Abbiamo registrato effetti positivi sul mercato del lavoro di questi tre paesi – afferma il Commissario alle politiche sociali Vladimir Spidla – con un aumento della crescita e dell’occupazione. I nuovi lavoratori hanno coperto i settori lasciati scoperti�. Importante anche l’appoggio all’apertura dato dalla Confederazione europea dei sindacati, la Ces.

              L’impatto relativo maggiore si registra chiaramente a Dublino e dintorni, in cui gli iscritti alle sicurezza sociale provenienti dagli otto paesi in questione hanno rappresentato in questi due anni l’1,9% del mercato del lavoro, poi segue l’Austria con lo 0,7% (grazie al sistema dei permessi di lavoro, soprattutto stagionali), la Gran Bretagna con lo 0,4% e via via tutti gli altri con l’Italia allo 0,1% e Francia, Portogallo e Spagna a chiudere con un bello 0.

                �La migrazione prima e dopo l’allargamento � stata stabile�, insiste il Commissario, stabile per chi ha chiuso le frontiere come per chi le ha aperte. La Germania per esempio ha ricevuto richieste per permessi di lavoro per un numero solo lievemente superiore alle quote indicate, in Italia le quote sono andate riempite solo per il 60%. In pratica c’� spazio, tanto che Spidla assicura che in Germania ci sono 700 mila posti di lavoro liberi. L’altro argomento di Bruxelles � quello della lotta al lavoro nero. �Molti dei nuovi lavoratori registrati – commenta sempre il Commissario – erano gi� presenti nei tre paesi�, con l’allargamento hanno potuto uscire dall’economia sommersa. Infine un dato di fatto: l’economia e l’occupazione dei paesi dell’est cresce rapidamente per cui �non ci si deve aspettare una pressione crescente� a emigrare.

                  Pure cos� l’Austria ha gi� fatto sapere di voler ampliare di altri tre anni il blocco, con lei quasi tutti a parte la Finlandia che aprir� le porte, seguite forse da Spagna e Portogallo. E dire che �la libera circolazione dei lavoratori – conclude Spidla – non � un lusso, ma uno dei valori consacrati nei Trattati dell’Ue�.