“Bolkestein” Lobby e direttiva europea sui servizi (S.Micossi)

15/02/2006
    mercoled� 15 febbraio 2006

    Prima Pagina e Pagina 10

    Lobby e direttiva europea sui servizi

      Notai e tassisti all’ultima battaglia

        Stefano Micossi

        DOMANI il Parlamento europeo sar� chiamato ad esprimersi sulla direttiva europea sui servizi: una proposta importantissima, suscettibile, se approvata, di creare milioni di posti di lavoro e dare formidabile impulso alla crescita stagnante dell’economia europea.

        Rispetto alla proposta originaria della Commissione, il testo in votazione appare molto indebolito, a seguito del compromesso raggiunto in commissione dai due maggiori gruppi politici, i socialisti e i popolari. Alcune delle modifiche appaiono accettabili, perch� consentono comunque un avanzamento, altre sono gravemente dannose e vanno respinte.

        La proposta della Commissione stabiliva alcuni principi generali per garantire a individui e imprese la libert� di prestare servizi in ogni Paese, senz’altro ostacolo che le norme nazionali a tutela di interessi pubblici fondamentali. Stabiliva anche principi di automatismo e trasparenza per le autorizzazioni, le licenze e le concessioni per la prestazione di servizi.

        La proposta della Commissione non implicava – come � stato fatto credere ad arte – la libert� di aggirare le regole nazionali di lavoro, importando lavoratori di altri Paesi: questa materia continuerebbe ad essere regolata da una diversa direttiva (n. 1996/71), secondo la quale le condizioni di lavoro – incluso il salario minimo, l’orario di lavoro, le ferie pagate e le condizioni di impiego – dei lavori distaccati da altri Paesi devono essere allineate a quelle del Paese ospite. La proposta di liberalizzazione copriva in pratica solo l’artigianato, le professioni, la distribuzione commerciale e i servizi di trasporto.

        Dunque, perch� tanta opposizione? Perch� la proposta di direttiva d� forma di legge europea a principi gi� affermati dalla Corte europea di giustizia, secondo la quale le norme nazionali di protezione dei consumatori e dell’interesse pubblico non possono risolversi in misure di protezione dei prestatori di servizi esistenti. Dunque, il numero chiuso per tassisti, farmacisti e notai non � permesso, n� sono permessi gli accordi tra commercianti, sanzionati dai Comuni, che vietano i saldi e gli sconti, o limitano l’apertura di nuovi negozi: perch� l’interesse pubblico alla qualit� della prestazione pu� essere realizzato in altri modi, meno dannosi per la concorrenza e il diritto di altri soggetti di svolgere la stessa professione. Dunque, non si cambierebbe il diritto, ma se ne renderebbe pi� facile l’applicazione, dato che non sarebbe pi� necessario rivolgersi alla Corte europea per ottenerne il rispetto, ma basterebbe adire il giudice ordinario nazionale.

        L’unico vero strappo stava nella proposta di applicare la legge del Paese d’origine a tutti i contratti di vendita dall’estero di servizi: data la differenza esistente tra gli ordinamenti nazionali, soprattutto dopo l’allargamento, l’opposizione del Parlamento a questa norma � comprensibile. Se cadesse, comunque resterebbero validi i principi generali di non discriminazione e libert� di accesso.

        Invece, il testo all’esame del Parlamento � gravemente dannoso per le eccezioni che introduce ai principi generali di libert� economica. In primo luogo, esso consentirebbe agli Stati membri di derogare da tali principi non solo – com’era finora – per ragioni imperative di interesse pubblico, ma anche genericamente per ragioni �di politica sociale�. Ci� significa che sarebbe legittimo impedire l’accesso a concorrenti esteri per proteggere l’occupazione esistente nel mercato per un particolare servizio. Una vera pacchia per i nostri amministratori locali – di destra e di sinistra – sempre attivissimi nell’emanare regolamenti che impediscono ogni libert� di ingresso, in cambio del voto degli interessi organizzati.

        In secondo luogo, nel testo del Parlamento una lunga lista di attivit� che si volevano aprire alla concorrenza viene esclusa dal campo di applicazione della direttiva: notai, avvocati, farmacisti, tassisti e aziende di trasporto locale, e via andando. La cosa grave � che tali esclusioni sarebbero interpretabili come una sospensione dei principi di libert� del Trattato per queste categorie, indipendentemente dall’esistenza di un interesse pubblico legittimo. La stessa possibilit� di ricorso alla Corte europea contro tali restrizioni diventerebbe problematica.
        Se approvasse queste norme disastrose, il Parlamento europeo farebbe veramente una gran brutta figura: sacrificherebbe platealmente l’interesse dei cittadini consumatori alle pressioni di piccole, ma potentissime lobby, che tengono in ostaggio l’economia europea, impedendo ai giovani di trovare lavoro e all’economia di crescere.

          Se i parlamentari non cambiano strada sulle condizioni di esclusione dalla direttiva, la Commissione europea dovrebbe seriamente considerare di ritirare l’intera proposta. Meglio restare come siamo, consentendo alla Corte di giustizia di abbattere le barriere all’ingresso con le sue sentenze.