“Bolkestein” L’Europa approva la modifica

17/02/2006
    venerd� 17 febbraio 2006
    gioved� 16 febbraio 2006

    Pagina 12 – Economia & Lavoro

    L’Europa approva la Bolkestein modificata

      Cancellato il principio ultraliberista del �paese d’origine�. L’accordo tra socialisti e popolari

        di Sergio Sergi
        inviato a Strasburgo

          APPROVATA – Dopo due ore di battaglia parlamentare, il tabellone elettronico annuncia che la direttiva ha passato la nottata. E ha cambiato anche il suo nome. La �Bolkestein�, il testo europeo sulla liberalizzazione dei servizi commerciali, � stata approvata con 394 voti a favore, 213 contro e 34 astenuti. La relatrice socialista, Evelyne Gebhart esulta: �Da un testo neoliberale � diventato un progetto della gente. La direttiva � stata ribaltata e collocata in un’ottica sociale�. Il suo capogruppo, Martin Schulz, l’abbraccia offrendole un mazzo di fiori. Il gesto alleggerisce la tensione, al termine di complicate ed estenuanti votazioni che hanno visto confermato, in una prova non scontata, l’accordo di compromesso siglato tra i socialisti e i popolari europei che ha modificato nel profondo il testo originario. Certo, gli oppositori si sono fatti sentire. E gli applausi sono stati contornati dai mugugni dei contrari, a sinistra come a destra. Ma � un fatto: l’operazione politica Pse-Ppe, indubbiamente aiutata dall’esistenza di un governo di grande coalizione in Germania, ha avuto successo dentro il Parlamento europeo riunito a Strasburgo.

            A favore della direttiva, cos� modificata, hanno votato i gruppi Pse (con i Ds italiani) e Ppe (con Fi e Udc) con qualche defezione per parte: francesi e belgi per i socialisti; i polacchi, gli ungheresi, gli slovacchi e i lituani e lettoni per i popolari. A favore anche la gran parte del gruppo Alde (liberal-democratici) ma soltanto nel voto finale perch� si sono opposti a tutti gli emendamenti di compromesso. Evidentemente il capogruppo Graham Watson ha voluto evitare l’isolamento giudicando la direttiva, solo dopo il voto, come un �passo avanti�. I deputati italiani della Margherita hanno avuto, invece, un comportamento lineare e hanno votato, al pari dei parlamentari italiani Ds, a favore del compromesso. Contro la direttiva si sono schierati: il Gue (con Rifondazione e Comunisti italiani), i Verdi (i due italiani compresi), gli Indipendenti (con la Lega di Borghezio), la destra dell’Uen e i Non iscritti. I deputati di Alleanza nazionale si sono astenuti. Il centro destra italiano ha dunque esibito tre posizioni in materia.

              La direttiva si pu� definire, senza tema di sbagliare, una �ex Bolkestein�. Si potrebbe ribattezzare �Gebhart�. Al di l� dei soprannomi, spicca l’elemento chiave che ha sbloccato il viaggio in Europa di un provvedimento che serve ad aprire il mercato interno, in ossequio ai dettami dei Trattati, e che non costituir� pi� quel pericolo incombente sulla coesione sociale, il cuneo scardinante del sistema protezione sociale dei lavoratori. Il �paese d’origine� � stato cancellato e non sar� possibile che un’impresa o un prestatore di servizi, una volta disclocati in altro Paese dell’Unione, si appellino alle disposizioni normative del loro paese di provenienza. La paura che si potesse affermare una guerra al ribasso sui salari e sulla sicurezza sociale mal garantita, ha consigliato l’abbandono dello sciagurato principio. Per contro, la direttiva mantiene l’obbligo di assicurare il libero accesso sul territorio senza imporre �limiti amministrativi discriminatori e sproporzionati�. Oltre al principio contestato, altre modifiche hanno riguardato l’esclusione dalla direttiva di importanti servizi: trasporti, porti, sanit� pubblica e privata, audiovisivi, giochi d’azzardo, sicurezza, agenzie per il lavoro temporaneo e altri ancora.