“Bolkestein” Lettera aperta ai Parlamentari europei

09/02/2006
    gioved� 9 febbraio 2006

    Pagina 12 – Economia & Lavoro

    Bolkestein, le ragioni del nostro no

      Lettera aperta
      ai Parlamentari europei

        � la prima volta che cos� tanti Enti Locali discutono e si pronunciano nei rispettivi Consigli Comunali, Provinciali, Regionali su una direttiva europea.

          Ci� � avvenuto non per un pregiudizio, ma al contrario sulla base di precise valutazioni e giudizi di merito. Infatti: non si potrebbe pi� riservare l’appalto per le mense scolastiche ai produttori di cibi biologici, come avviene in tanti comuni per meglio tutelare e garantire la salute dei pi� piccoli; non si potrebbe pi� affidare la manutenzione del verde alle cooperative sociali, quelle che hanno al loro interno persone svantaggiate che altrimenti non troverebbero un’occupazione; non si potrebbe pi� determinare le licenze per un certo servizio, cos� da evitare l’eccesso di tipologie e l’assenza di altre; si interromperebbe il rapporto con il mondo no-profit con cui tanti enti locali collaborano per la prestazione di importanti servizi.

            Tutto questo, e sono solo alcuni esempi concreti, verrebbe considerato �discriminatorio� per le altre imprese e un ostacolo alla costituzione del mercato interno dei servizi.

              Il risultato � che tutto verrebbe affidato al mercato, alla libera concorrenza tra le imprese, mettendo in secondo piano diritti e bisogni delle persone. Agli Enti Locali, liberamente eletti, non rimarrebbe altro che un ruolo di passacarte di decisioni prese in altre sedi, che sono fuori dalla responsabilit� e dal controllo che esercitano i cittadini con il voto. I poteri locali verrebbero cos� espropriati e svuotati delle funzioni di indirizzo e controllo che la Costituzione italiana assegna loro.

                Per questo non � casuale che nei nostri Consigli gli ordini del giorno sulla Bolkestein siano stati approvati quasi ovunque all’unanimit� o con qualche astensione. Con questa direttiva si va nella direzione opposta al grande tema che abbiamo qui da noi in Europa e non solo: come democratizzare la democrazia, come dare voce e peso alle persone, ai soggetti sociali, alle comunit� locali di fronte ai processi di globalizzazione economico-finanziaria, al potere del denaro.

                  Il testo che arriva in aula, nonostante i tentativi fatti per emendarlo, � il frutto di questa impostazione neoliberista e tecnocratica. Emblematico � il principio del paese d’origine per cui un lavoratore non � pi� sottoposto alla regole e tutele del paese in cui lavora, ma pu� essere sottoposto a quelle del paese dove l’impresa ha sede legale. Non � difficile immaginare cosa accadr�: lo spostamento delle sedi legali delle imprese l� dove sono pi� basse o inesistenti le garanzie, le tutele delle persone che lavorano. In una parola la giungla.

                    E sarebbe un colpo micidiale a quel modello sociale europeo fatto di sviluppo economico, diritti sociali, libert� individuali che va rinnovato e non smantellato per farne una copia sbiadita del modello americano.

                      Sappiamo che il voto in aula di met� febbraio non chiuder� la vicenda, che poi spetter� ai Governi Nazionali pronunciarsi nell’ambito del Consiglio Europeo. Riteniamo comunque necessario attraverso questa lettera aperta, rivolgerci ai Parlamentari Europei eletti nel nostro Paese, e come noi espressione dei territori e delle comunit�, perch� si facciano interpreti di questa contrariet� respingendo in aula la direttiva.

                        In nome dei diritti fondamentali delle persone, che non possono essere ridotti a merce o considerati optional a seconda degli interessi del mercato; e in nome della democrazia che non � un lusso ma un valore che va praticato a partire dalle comunit� locali, l� dove vivono, studiano, lavorano le persone.

                          Diritti e democrazia: due parole che hanno fatto grande l’Europa e che ne rappresentano ancor oggi il futuro.

                            Sabato 11 febbraio 2006, alle ore 10.30, presso la Sala del Consiglio Provinciale di Roma, via IV Novembre 119/a, si terr� un incontro pubblico nazionale, in vista della votazione in prima lettura al Parlamento Europeo della Direttiva Bolkestein.

                            La lettera aperta � firmata dalle
                            Regioni Abruzzo, Calabria, Marche,
                            Umbria, Valle d’Aosta;
                            da 25 Province tra cui quelle di
                            Milano, Torino, Roma,
                            Genova, Pescara, Parma, Livorno
                            e da 32 Comuni fra i quali
                            Roma, Firenze, Trento, Genova, Empoli,
                            Siena, Perugia, Torino e enezia.