“Bolkestein” La sindrome dell’idraulico (M.Ferrera)

17/02/2006
    venerd� 17 febbraio 2006

    Prima pagina e Pagina 44 – Opinioni

    L’Europa e la sindrome dell’idraulico

      di Maurizio Ferrera

        �Il progetto Bolkestein non esiste pi�. Chi vuole cambiare o distruggere il modello sociale europeo deve fare i conti con noi�. Queste affermazioni (riportate sul sito del Parlamento europeo) sono state pronunciate da Martin Schulz, leader del gruppo socialista, e danno un’idea del clima che ha accompagnato il dibattito di Strasburgo sulla liberalizzazione dei servizi.

        Anche la relatrice del provvedimento Evelyne Gebhardt si � complimentata con tutti i colleghi per aver �ribaltato� l’impostazione originaria della direttiva, riorientandola in senso �sociale�.

        In queste dichiarazioni c’� senz’altro l’amplificazione retorica tipica di ogni dibattito parlamentare che si rispetti. In realt� sappiamo che nel testo licenziato ieri un po’ del progetto Bolkestein � rimasto: anzi, persino pi� Bolkestein di quanto ci aspettavamo. Ma alla radice del voto sta una tesi forte e precisa, sulla quale merita discutere, pacatamente ma esplicitamente. � la tesi secondo cui pi� mercato, pi� liberalizzazioni, pi� concorrenza significano essenzialmente meno �socialit�. L’apertura � percepita come sfida al modello europeo, alle sue conquiste sul fronte della giustizia e alimenta la sindrome dell’idraulico polacco portatore di malevoli progetti neo-liberisti.

        Il potere di seduzione di questa tesi � in parte comprensibile, soprattutto in una fase di ristagno economico. Ma vi sono almeno tre obiezioni che meritano di essere considerate e su cui la grande coalizione anti-Bolkestein dovrebbe chiarire la propria posizione.

        La prima obiezione � che non � affatto detto che la difesa dello status quo serva la causa della giustizia sociale. Il punto pu� suonare ormai trito, ma all’ombra delle tante pratiche nazionali di �chiusura� prosperano molte categorie che deboli e bisognose non sono affatto: quali criteri di giustizia giustificano le loro protezioni? L’esclusione dalla Bolkestein dei servizi farmaceutici � stata votata dal Parlamento sulla base del fatto che �le professioni sanitarie sono regolate nel paese di fornitura dei servizi�; quella dei taxi in base all’osservazione che il loro servizio �� fornito su base locale o regionale�. Che razza di giustificazioni sono queste?

        La seconda obiezione � di segno opposto: in molti casi l’apertura risponde a criteri di giustizia sociale perch� crea condizioni di scambio pi� equilibrate e simmetriche. Il discorso non vale solo per il rapporto fra produttori e consumatori, ma anche per diverse categorie di produttori. La Svezia invade i mercati dei Paesi baltici con i propri prodotti ad alto contenuto tecnologico, traendone grandi vantaggi economici. Perch� negare a questi Paesi la possibilit� di operare in Svezia sfruttando il loro unico vantaggio comparato, ossia un costo del lavoro relativamente pi� basso? Sulla questione � gi� in corso un contenzioso presso la Corte di giustizia: � difficile contrastare le rivendicazioni baltiche con argomenti accettabili sul piano della giustizia distributiva.

        La terza obiezione � che l’equazione �pi� apertura=meno socialit� vale (quando vale) solo in prospettiva statica. � ovvio che aprendo il mercato dei servizi mettiamo in crisi i sistemi di protezione vigenti, esponendo alcuni gruppi di lavoratori a nuovi rischi. Ma possiamo contrastare questo scenario adattando i vecchi sistemi o inventandone di nuovi. E lo possiamo fare coinvolgendo maggiormente l’Unione europea in questo sforzo, sul piano sia legislativo che finanziario. L’aspetto forse pi� deludente del dibattito parlamentare sulla Bolkestein � stata la mancanza di una qualche visione strategica, capace di andare al di l�, appunto, dell’arroccamento a difesa degli schemi vigenti qui ed ora a livello nazionale.

        Nel suo intervento di luned� scorso su queste colonne, Antonio Panzeri ha ricordato la figura di Jean Monnet, difendendo la politica dei piccoli passi. I padri fondatori della Comunit� avevano per� un grande disegno strategico, che riguardava proprio la creazione di un circolo virtuoso fra mercato (pi� crescita) e welfare su scala continentale. Pu� darsi che il compromesso raggiunto ieri dal Parlamento sia un piccolo passo avanti: qualche barriera verr� rimossa, qualche servizio comincer� a girare. Ma del disegno strategico non c’� nessuna traccia.