“Bolkestein” La direttiva della discordia

03/11/2005

      lunedì 31 ottobre 2005

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    Il confronto - L’Europa chiede nuove regole e una maggiore libertà di mercato, molti professionisti si schierano in difesa dell’esistente

      Bolkestein, la direttiva della discordia

        Gli ingegneri i più forti oppositori. Tra gli infermieri molti dubbi. Avvocati e notai si sentono sicuri

          Felice Fava

            Dall’Unione europea soffia un po’ di vento liberista. L’arrivo della direttiva Bolkestein agita non poco i sonni dei rappresentanti delle professioni. E’ un vento in grado di spazzare via le regole burocratiche, per fare posto a un mercato senza più vincoli. Coinvolti i Paesi dell’Unione europea, ma soprattutto l’Italia dove Ordini e albi professionali sono più numerosi e radicati. Ma Raffaele Sirica, presidente del Cup, il Comitato permanente degli Ordini e dei collegi professionali, dimostra di non essere preoccupato. «So che il parlamento europeo – afferma Sirica – intende escludere dalla direttiva Bolkestein gli ordini professionali, su questo orientamento ci sarebbe già un’ampia maggioranza. Sulle tariffe minime applicate in Italia è nostra intenzione organizzare un seminario cui sarà invitato anche il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà. In quella sede cercheremo di confrontarci per trovare adeguate soluzioni».

              Tra i più forti oppositori della direttiva vi sono gli ingegneri. «Non condividiamo – dice Sergio Polese, presidente del Consiglio nazionale – il principio del Paese d’origine. Secondo noi dovrebbe essere ribaltato: è inconcepibile potere andare a casa degli altri e fare valere le regole di casa propria. Siamo preoccupati, ma le nostre tesi sono condivise anche dalle forze politiche europee, speriamo che nel corso dell’iter parlamentare venga rivista la normativa».

                Coinvolte anche le professioni sanitarie e tra queste quelle infermieristiche. L’Italia da anni sconta una carenza di operatori ed è costretta a importare infermieri.

                  «Pur favorevoli alla libera circolazione dei professionisti – sostiene Annalisa Silvestro, presidente della Federazione nazionale dei collegi degli infermieri professionali – siamo preoccupati per la tutela del cittadino, cui vanno garantite le migliori competenze. L’arrivo in Italia di infermieri comunitari sta creando qualche problema. Per le professioni sanitarie occorre un’attenzione particolare. In questi ambiti gli errori sono rischiosi e non rimediabili».

                    E i notai cosa ne pensano? «In 19 Paesi sui 25 dell’Ue – spiega Paolo Pasqualis, coordinatore del primo congresso dei notai dell’Unione europea (a Roma il 10 e 11 novembre) – siamo dei pubblici ufficiali, le nomine arrivano dallo Stato e la direttiva Bolkestein prevede una specifica riserva per l’esercizio dei pubblici poteri. Quindi noi ci sentiamo esclusi, esclusione sancita anche dalla direttiva sui titoli professionali. In Italia non vi sono discriminazioni: tutti i cittadini dell’Ue, già da due anni possono sostenere l’esame di Stato per diventare notai». Anche gli avvocati si sentono al riparo. «Secondo noi la direttiva non può riguardare una materia già disciplinata come la nostra – afferma Guido Alpa, presidente del Consiglio nazionale forense – su questo principio abbiamo ottenuto una risposta favorevole da parte della Commissione europea Pareri. E il ministro Castelli si è già espresso contro l’abolizione delle tariffe minime, come chiediamo noi». Ma c’è anche chi sostiene la Bolkestein. Come Giuseppe Lupoi, presidente del coordinamento delle libere associazioni professionali e Alberto Mingardi, direttore del dipartimento Antitrust dell’Istituto Bruno Leoni.

                      «E’ fondamentale per la libera circolazione dei servizi – dice Lupoi – amplia le possibilità di lavoro. Il mercato diventerà unico e i professionisti italiani avranno la possibilità di fornire le proprie prestazioni in altre nazioni». «E’ il tentativo più ambizioso – aggiunge Mingardi – di rendere possibile la concorrenza tra operatori e i vari ordinamenti, nell’interesse del consumatore. Purtroppo si tratta solo di una proposta ed è in atto una forte mobilitazione politica per attenuarne l’efficacia. A destra si teme vengano meno le prerogative nazionalistiche, a sinistra la direttiva viene vista come il più forte strumento della globalizzazione. Spero rimanga saldo il nucleo centrale della direttiva anche per dare una scossa liberista alla nostra riforma sulle professioni».